Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO): Cause, Sintomi, Cura

Quella che stai per leggere è (molto probabilmente) la guida alla Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) più dettagliata e ricca di informazioni che si possa trovare in italiano su Internet.

Mi chiamo Enrico Ballor, sono uno Pneumologo a Torino e negli ultimi 30 anni di vita professionale ho aiutato migliaia di persone a respirare meglio.

Ho scritto io questa guida, nella speranza che possa aiutare anche te.

Se stai cercando

  • un’informazione puntuale dal punto di vista medico
  • ricca di dettagli e
  • facile da comprendere perché scritta senza mantenere un linguaggio puramente da addetti ai lavori

sei davvero nel posto giusto!

Sommario

Sono davvero moltissimi gli argomenti trattati in questa guida alla BPCO – la cosiddetta “Malattia che Toglie il Respiro” – pertanto la cosa migliore è che tu abbia sin da subito chiara la sua struttura.

Il mio consiglio? Leggila tutta con attenzione.

Hai poco tempo? 

Ecco allora una comoda tavola dei contenuti:

Ok, siamo pronti: iniziamo!

Cos’è la BPCO?

L’acronimo BPCO sta a significare broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

In breve, la BPCO consiste:

  • in una malattia cronica dell’apparato respiratorio
  • che interessa bronchi e polmoni
  • e che presenta come sintomo principale la dispnea (disagio respiratorio) specie da sforzo.
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Come l’asma bronchiale anche la BPCO appartiene alle cosiddette malattie polmonari ostruttive, in quanto la principale conseguenza di entrambe è la riduzione del flusso dell’aria all’interno dei bronchi secondaria ad una loro chiusura (ostruzione).

Cos’è la BPCO: il Video

Vediamo subito insieme:

  • Che cos’è la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)
  • Cosa causa la BPCO
  • Come si presenta la BPCO
  • Come gestire al meglio la BPCO

Quali sono le Differenze tra BPCO e Asma Bronchiale?

Esistono alcune differenze tra queste due diverse patologie respiratorie.

Più precisamente:

1. Età

Insorgenza in giovane età, nel caso dell’asma bronchiale, e in età generalmente superiore ai quarant’anni, nel caso della BPCO. Da questo si comprende come, a differenza di quanto spesso si pensi, la BPCO non sia esclusivamente una malattia dell’anziano!

2. Correlazione Diretta con il Fumo

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Nessuna correlazione diretta con il fumo, nel caso dell’asma, e conseguenza diretta dell’abitudine al fumo della sigaretta o all’esposizione all’aria inquinata delle città o ai fumi irritanti da causa lavorativa, nel caso della BPCO.

3. Dispnea

Dispnea presente in modo prevalente in corso di esposizione ad allergeni (asma allergica) o nel caso di inalazione di sostanze irritanti o di esercizio fisico, nel caso dell’asma, e dispnea tipicamente da sforzo in corso di attività fisica, nel caso della BPCO.

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4. Tosse

Presenza di tosse prevalentemente notturna, secca e irritativa, nel caso dell’asma e maggiormente produttiva (catarrale) presente al risveglio, nel caso della BPCO.

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5. Infiammazione dei Bronchi

L’infiammazione dei bronchi ha un ruolo fondamentale per il mantenimento della malattia, nel caso dell’asma, mentre è di secondaria importanza nel caso della BPCO.

6. Evoluzione della Malattia

L’evoluzione è generalmente caratterizzata da stabilità o miglioramento nel tempo, nel caso dell’asma, mentre è progressivamente peggiorativa nel caso della BPCO, con fasi di aggravamento acuto lungo il decorso (riacutizzazioni).

Epidemiologia della BPCO

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la prevalenza della BPCO nel mondo è di circa 10 soggetti ammalati su 1000, con una leggera prevalenza per i soggetti di sesso maschile e rappresenta la quarta causa di morte a livello globale.

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E’ maggiormente presente nei Paesi industrializzati ad elevato tasso di inquinamento dell’aria e in cui è maggiore l’abitudine al fumo di tabacco.

Nel nostro Paese è responsabile di più di 16000 decessi all’anno e quasi della metà delle cause di decesso per patologie broncopolmonari.

Che cosa chiude i bronchi nei pazienti con BPCO?

Esistono molti diversi fattori che determinano la riduzione del flusso dell’aria all’interno dei bronchi dei pazienti affetti da BPCO, in grado di produrre un’ostruzione più o meno reversibile delle vie aeree in funzione del diverso meccanismo implicato.

E’ ciò che prenderò in considerazione al punto seguente, nel quale affronterò l’anatomia patologica della BPCO o, più precisamente, le alterazioni broncopolmonari presenti nel paziente con BPCO.

Anatomia patologica della BPCO

Infiammazione Cronica dei Bronchi

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  • BPCO e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo
  • BPCO, smog e traffico automobilistico urbano: il punto dello pneumologo
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L’infiammazione cronica dei bronchi, provocata dall’inalazione del fumo di sigaretta e dalle sostanze inquinanti contenute nello smog urbano e nei fumi delle produzioni industriali causa un vero e proprio ispessimento delle pareti bronchiali, fatto questo che riduce il calibro interno dei bronchi e di conseguenza il flusso dell’aria.

Questa infiammazione cronica provoca un vero e proprio rimodellamento della struttura dei bronchi (remodeling), con formazione di anelli fibrosi intorno ad essi (fibrosi sotto-epiteliale).

Ciò porta ad una ostruzione delle vie aeree più stabile e quindi meno facilmente reversibile rispetto a quella presente nel paziente affetto da sola asma bronchiale.

Ghiandole Muco-Secernenti più Grandi e Maggiore Catarro

Le ghiandole che producono il muco (catarro) che si trovano nello spessore della parete bronchiale (ghiandole muco-secernenti), cronicamente irritate dall’esposizione agli inquinanti di cui ho detto prima, incrementano il loro volume e di conseguenza la produzione di catarro.

La presenza di questi secreti catarrali all’interno dei bronchi determina un ulteriore impedimento al normale flusso dell’aria.

BPCO e muco, quindi, sono un’accoppiata che non stupisce e la quota ostruttiva delle vie aeree direttamente dipendente dalla presenza delle secrezioni catarrali all’interno dei bronchi, risulta trattabile con l’allontanamento dei secreti stessi e rappresenta, pertanto, una quota di ostruzione relativamente reversibile.

Broncospasmo

In soggetti con BPCO che presentino una particolare tendenza dei bronchi a chiudersi, definita iperreattività bronchiale aspecifica, presente sia nei pazienti affetti da asma bronchiale che nei pazienti con BPCO, il broncospasmo rappresenta quell’ulteriore causa di ostruzione delle vie aeree che peggiora l’ostruzione bronchiale.

E’ questa la quota ostruttiva più “reversibile” del paziente con BPCO.

Consumo del Polmone nel Tempo fino all’Enfisema

Molte sostanze contenute nel fumo di sigaretta e negli inquinanti inalati sono dotate di attività aggressiva nei confronti dei tessuti polmonari, sia di tipo ossidante, sia di tipo “proteasica”, essendo quest’ultima responsabile di quel degrado della componente proteica bronchiale e polmonare che conduce all’enfisema polmonare.

Questa triplice azione infiammatoria, ossidante e proteasica (le proteasi sono le sostanze che distruggono le proteine di cui sono fatti i polmoni) che persiste nel tempo, provoca un vero e proprio consumo del polmone fino, appunto, all’enfisema polmonare che rappresenta la conseguenza estrema del danno da essa provocato.

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In questo caso l’ostruzione bronchiale è determinata da un ulteriore vero e proprio “rammollimento” della struttura tubulare dei bronchi, che perdendo la loro capacità di rimanere cilindrici, rigidi e ben aperti durante l’espirazione a causa del consumo polmonare, risultano schiacciati dalla pressione che il polmone esercita su di essi in fase espiratoria, chiudendosi e impedendo all’aria di uscire completamente dai polmoni alla fine dell’espirazione.

E’ quello che viene definito “intrappolamento dell’aria” nel polmone fine-espiratorio, o fenomeno dell’”air-trapping”.

La componente “enfisematosa” della BPCO rappresenta la quota meno reversibile della malattia.

Carenza o Assenza Genetica di Proteine e BPCO

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Questi ultimi meccanismi che nel tempo portano al “consumo” del polmone, possono essere ulteriormente aggravati dall’eventuale carenza o assenza genetica di proteine (anti-proteasi – α1-antitripsina o α1-AT) in grado di inattivare l’azione distruttiva della tripsina (proteasi).

Sono questi i pazienti che possono manifestare BPCO ed enfisema polmonare anche precocemente e senza essere fumatori o esposti agli inquinanti urbani!

In pratica la patologia ostruttiva cronica broncopolmonare nota come BPCO, risulta dalla somma di tutto ciò che ho detto prima, determinando quadri clinici anche molto diversi tra loro in funzione della diversa espressione quantitativa dei meccanismi visti.

Si avranno, pertanto:

  • Quadri di BPCO a prevalenza asmatiforme, connotati da discreta possibilità di recupero
  • Quadri a prevalenza “bronchitico cronica, definiti dalla prevalenza dei fenomeni iper-secretivi catarrali su tutti gli altri, ancora trattabili con discreto risultato e, infine…
  • Quadri di BPCO a prevalenza enfisematosa, che rappresentano sicuramente quelli meno risolvibili (non reversibili) o per lo meno trattabili con maggiori difficoltà.

Come viene la BPCO?

Stante che con la BPCO non si nasce, ma “BPCO” si diventa, vediamo di seguito quali sono le principali cause che la provocano e che la rendono possibile nel tempo.

Quali sono le cause e i fattori di rischio della BPCO?

Come detto prima esistono diversi fattori che nel tempo consentono il realizzarsi della malattia.

Tra questi:

  • Fumo di tabacco
    E’ sicuramente il fattore maggiormente responsabile di BPCO, causa prima delle diverse alterazioni che, negli anni, trasformano la normalità anatomica e funzionale delle vie aeree sane nell’anomalia patologica che sostiene la malattia.
  • Aria inquinata delle città (smog urbano)
    E’, per importanza, il secondo fattore in grado di provocare la BPCO e di favorirne le successive fasi di riacutizzazione clinica.
  • Fumi industriali e professionali
    In alcuni casi l’esposizione ai fumi inquinanti presenti negli ambienti di lavoro può favorire lo sviluppo della BPCO, rappresentando, in questo caso, una vera e propria malattia professionale. Negli ultimi anni è interessante la segnalazione che persino l’esposizione delle casalinghe e del personale impiegato nei servizi di pulizia industriale ai vaporizzati dei prodotti detergenti, può rappresentare un aumentato rischio di danno respiratorio, documentabile funzionalmente con la spirometria, e di deterioramento della funzione respiratoria pari a quella provocata da una contenuta abitudine al fumo di sigaretta.
  • Carenza o assenza genetica dei fattori protettivi
    Come detto prima, la diminuita presenza di fattori protettivi geneticamente determinata (α1-AT), può influenzare anche in modo sensibile le capacità protettive e riparative dei danni che possono condurre l’apparato respiratorio a sviluppare la BPCO.
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BPCO come malattia professionale?

Ho già detto di come, in alcuni casi, una delle possibili cause della BPCO sia riscontrabile nella esposizione dei pazienti ai fumi industriali inquinanti, in particolar modo ai fumi della combustione ricchi di sostanze irritanti e infiammanti le vie aeree.

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Si configurano, in questo caso, veri e propri quadri clinici che vedono la BPCO come prodotto finale del contatto con abitudini ed ambienti professionali in grado di favorire lo sviluppo della malattia.

Si pensi, ad esempio, ai catramisti esposti per anni al fumo caldo del bitume e degli asfalti stradali o all’inalazione cronica dei fumi di carbone.

BPCO come malattia congenita?

Se congenito significa “presente al momento della nascita”, la BPCO non è sicuramente una malattia congenita, tendendo essa a presentarsi generalmente non prima dalla quarta – quinta decade di vita.

Non si nasce con la BPCO, quindi, ma BPCO si diventa dopo anni di esposizione ai diversi fattori che possono determinare la malattia.

Cosa vuol dire BPCO riacutizzata?

Come accade per ogni patologia cronica, anche la BPCO, se ben curata, è una malattia polmonare che può raggiungere una condizione di relativo equilibrio, caratterizzata da una stabilità clinica che consente al paziente ben curato di tollerare relativamente bene i sintomi e i disagi da essa provocati.

E’ questo il momento in cui la BPCO può definirsi davvero “cronica”, cioè presente proprio in quanto cronica (cronica vuol dire “che non passa”), ma priva di quegli acuti che la rendono meno sopportabile.

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Da questa fase di relativa “quiete”, la BPCO può riattivarsi, o per meglio dire può “riacutizzarsi”, incominciando a manifestarsi con maggior disagio attraverso una accentuazione dei sintomi, primi tra tutti la dispnea, la tosse e la produzione di catarro (tosse produttiva della BPCO)

Nei casi peggiori può comparire anche la febbre, sintomo, questo, indicativo di una condizione di una possibile sovrapposizione infettiva.

La BPCO può riacutizzarsi in due diversi modi:

  • Riacutizzazione Infiammatoria
  • Riacutizzazione Infettiva

Riacutizzazione Infiammatoria della BPCO

Diverse situazioni possono alterare l’equilibrio clinico dei pazienti con BPCO.

Tra queste, diverse condizioni che interessino in senso infiammatorio le vie aeree, quali:

  • Esposizione al fumo di sigaretta, compresa l’esposizione al fumo passivo
  • Esposizione a fumi della combustione
  • Inalazione di aria inquinata e smog delle città contenente micropolveri e anidride solforosa.
  • Esposizione a situazioni climatiche caratterizzate da umidità e basse temperature dell’aria.
  • Esposizione a rapido e ripetuto cambiamento delle caratteristiche dell’aria inalata, tra le quali il frequente passaggio dall’aria fredda esterna all’aria troppo calda degli ambienti interni, in inverno, e dagli ambienti climatizzati freddi e secchi interni all’aria caldo-umida del clima estivo
  • Inalazione di ozono in concentrazioni elevate, come accade nel corso dell’estate ad opera dell’irraggiamento solare.

Tutte queste diverse situazioni sono in grado di favorire quei processi infiammatori delle vie aeree che esitano poi nelle riacutizzazioni cliniche della BPCO, alterando i parametri funzionali del paziente, documentabili anche con la spirometria e accentuando i sintomi dispnea, tosse e ipersecrezione catarrale, che nel paziente con BPCO in fase stabile risultano generalmente più contenuti.

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Riacutizzazione infettiva della BPCO

Una qualunque malattia infettiva che interessi le vie aeree di un paziente affetto da BPCO rischia di compromettere il relativo equilibrio clinico dello stesso, provocando un aggravamento dei sintomi secondario all’infiammazione delle vie aeree provocata dall’infezione.

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Ciò è vero per le “banali” infezione delle prime vie aeree, tra le quali un comune raffreddore, a rischio di evoluzione in infezioni più importanti a carico delle vie aeree inferiori, fino ad arrivare ai quadri bronchitici e polmoniti sostenuti da virus e da batteri che, non infrequentemente, possono determinare nel paziente con BPCO aumento della frequenza respiratoria e della dispnea dovute alla comparsa di insufficienza respiratoria e necessità di ricovero in ospedale.

Alcune situazioni rendono più probabile un episodio di riacutizzazione infettiva in un paziente con BPCO.

Tra queste:

  • Esposizione a fonti infettive rappresentate da altri pazienti ammalati.
    Gli spazi confinati condivisi da tante persone aumentano il rischio di contagio per via aerea di patologie infettive microbiche (goccioline di materiale infetto eliminato con i colpi di tosse), sia di natura virale (virus) che di natura batterica (batteri).
    E’ classica, nel periodo invernale, la trasmissione da individuo a individuo dell’infezione influenzale e di numerose infezioni respiratorie virali e batteriche, in luoghi quali cinema, teatri, chiese, mezzi pubblici e locali di ritrovo sociale, dalle bocciofile ai circoli culturali.
  • Proprio per i motivi espressi al punto precedente, esiste una maggior tendenza dei “nonni” con BPCO ad ammalare di riacutizzazioni infettive per i microbi trasmessi dai “nipotini”! Gli affetti, purtroppo, qualche volta si pagano!
  • L’esposizione all’aria fredda e umida può facilitare le infezioni respiratorie nei pazienti anziani affetti da BPCO.
  • L’esposizione al fumo di sigaretta può rappresentare una concausa di maggior rischio ad ammalare di episodi bronchitici e polmonitici, specie nei pazienti con BPCO che già si presentino più vulnerabili per una maggior suscettibilità alla recettività infettiva dovuta alla presenza di secreti catarrali bronchiali nelle loro vie aeree e all’ostruzione cronica dei bronchi.

BPCO con Polmonite

In pazienti affetti da BPCO il rischio di polmonite aumenta in virtù di vari fattori:

  • Età non più giovane dei pazienti con BPCO
    In questa fascia d’età, infatti, una competenza immunitaria non ottimale può favorire la maggiore propensione dei soggetti colpiti da una qualunque patologia infettivo-infiammatoria delle vie aeree superiori, a sviluppare quadri di polmonite conseguenti alla maggior facilità di progressione dell’infezione alle vie aeree inferiori
  • Presenza di Catarro nelle Vie Aeree
    La presenza di catarro nelle vie aeree di molti dei pazienti affetti da BPCO, può rappresentare un terreno di crescita ottimale per molti germi (batteri) presenti nelle vie aeree o per batteri patogeni che penetrino nelle vie aeree, facilitando in tal modo lo sviluppo di polmonite
  • Ostruzione delle Vie Aeree
    L’ostruzione delle vie aeree, tipica dei pazienti con BPCO, può causare un’alterata ventilazione di alcuni settori polmonari in cui si vengono a determinare condizioni biologiche che favoriscono la riproduzione batterica e, di conseguenza, l’infezione polmonare.
  • Farmaci Cortisonici Inalatori e Broncodilatatori
    Nei pazienti con BPCO il frequente uso di farmaci cortisonici inalatori (ICS) in associazione con i broncodilatatori può determinare un’ulteriore riduzione della competenza immunologica locale (broncopolmonare), sommandosi, in questo modo, alla già non ottimale funzionalità del sistema immunitario dei pazienti in età più avanzata che aumenta il rischio di polmonite.
    Per questo motivo da più parti si raccomanda l’uso dei cortisonici per via inalatoria solo se indispensabili, lasciando allo specialista pneumologo la scelta di un loro uso dopo averne soppesato rischi e benefici in ogni singolo paziente
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Una volta realizzatasi la polmonite, si ricordi che il paziente affetto da BPCO rappresenta un ammalato degno di attenzioni particolari in quanto l’evento polmonitico rischia di complicarsi, fin da subito, con una serie di problemi clinici secondari di natura:

  • cardiologica e cardiocircolatoria (disturbi del ritmo e scompenso cardiaco)
  • nefrologica (insufficienza renale)
  • metabolica (si pensi ai pazienti con concomitanza di BPCO e diabete mellito), che non infrequentemente rischiano di aggravare l’insufficienza respiratoria fino ad aumentare la mortalità del BPCO con polmonite.

In caso di polmonite, nel paziente con BPCO si assisterà alla comparsa di tutta una serie di sintomi tra i quali

  • Febbre
  • Aumento della tosse e dell’espettorazione
  • Comparsa di secreti catarrali colorati che da mucosi (chiari, trasparenti e “puliti”) si trasformano in muco-purulenti o francamente purulenti (muco-pus) di colore , giallo, verdastro o bruno
  • Possibile presenza di sangue nell’espettorato (emoftoe)
  • Dolore toracico che spesso si accentua con i colpi di tosse
  • Importante prostrazione fisica con scadimento e compromissione talora importante dello stato generale del paziente
  • Inappetenza fino all’anoressia
  • Non infrequentemente, specie nel paziente anziano, disturbi della sfera psichica che possono confondere inizialmente il quadro clinico scambiando per disturbi psichiatrici i primi sintomi febbrili della polmonite.

BPCO con versamento pleurico

La comparsa di versamento pleurico in un paziente con BPCO può far pensare a diverse cause.

Tra queste, tre delle più frequenti sono:

  • Scompenso cardiaco
    Questa particolare condizione clinica può complicare il decorso di una storia di BPCO. Esso è, in questo caso, espressione di alterata funzionalità del cuore in un paziente generalmente anziano, spesso iperteso, che può presentare anche tale complicanza cardiologica.
  • Pleurite
    Se è in corso un episodio di polmonite che complica la BPCO, la comparsa di un versamento pleurico può rappresentare l’espressione della propagazione dell’infiammazione polmonare anche ai foglietti pleurici che rivestono i polmoni. In tal caso tale particolare forma pleuritica prende il nome di pleurite metapneumonica.
  • Versamento pleurico tumorale
    L’abitudine al fumo di tabacco, che rappresenta la principale causa della BPCO, può essere responsabile, altresì, di un tumore maligno polmonare.
    La comparsa di un versamento pleurico che non trovi giustificazione in uno scompenso cardiaco o in un episodio pleuro-polmonitico deve sempre orientare, nel paziente affetto da BPCO, ad escludere la presenza di un tumore maligno del polmone o della pleura (mesotelioma pleurico maligno), specie nel caso in cui il paziente sia stato esposto all’inalazione di fibra d’amianto da causa professionale o ambientale.

BPCO con febbre

La presenza di febbre in un paziente affetto da BPCO deve immediatamente portare il medico ad escludere che sia in atto una riacutizzazione infettiva (vedi sopra), fonte, specie se tardivamente riconosciuta, di tutta una serie di complicanze, non ultima la polmonite.

La presenza di febbre non conferma di per sé che sia in atto un processo infettivo a carico delle vie aeree, in quanto essa potrebbe dipendere da tante altre condizioni cliniche comuni anche a chi non sia affetto da BPCO.

Le infezioni delle vie urinarie, anche in assenza di sintomi urinari specifici, visto il frequente riscontro di problemi prostatici e urinari dei pazienti anziani con o senza BPCO, può spesso spiegare la comparsa di febbre in questa fascia d’età, lasciando tuttavia aperta ogni altra possibilità diagnostica che, per questo, deve consigliare una precoce chiamata del medico e dello specialista pneumologo.

Generalmente quando in un paziente con BPCO è una complicazione infettivo-infiammatoria ad essere responsabile della comparsa febbrile, il sintomo febbre si accompagna quasi costantemente ad aumento della dispnea (difficoltà respiratoria), della tosse e all’aumento della quantità delle secrezioni catarrali prodotte che divengono spesso pigmentate (colorate), confermando in tal modo la presenza di batteri nelle vie aeree.

La BPCO è una malattia contagiosa?

La BPCO, da quanto detto, non è una malattia contagiosa, in quanto non passa da una persona all’altra.

Ciò che invece non è da escludere, è che un paziente affetto da BPCO, che presenti un episodio di riacutizzazione microbica infettiva virale o batterica, possa diventare veicolo di propagazione ad altri soggetti del proprio quadro infettivo polmonare (polmonite) o bronchiale (bronchite acuta) attraverso l’eliminazione di materiale infetto (goccioline di secreto) con la tosse.

BPCO con frequenti riacutizzazioni

Come detto sopra, i pazienti con BPCO possono presentare momenti di riacutizzazione infiammatoria e infettiva del loro quadro polmonare cronico.

Alcuni di essi, poi, noti come “riacutizzatori frequenti”, tendono a riacutizzare più di altri nel corso dell’anno e, per questo, presentano una sintomatologia più importante che condiziona talora in modo serio la loro qualità di vita.

Esistono, come visto prima, situazioni particolari che favoriscono la trasmissione di microbi da un soggetto all’altro per via aerea, e che per questo di rendono responsabili di una possibile riacutizzazione infettiva di BPCO.

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Al di la delle diverse situazioni, alcuni pazienti (non siamo tutti uguali!) che già presentino una precaria condizione di vigilanza immunitaria, tendono ad ammalare più di altri e, per questo, il numero di episodi di riacutizzazione cui vanno incontro risulta maggiore rispetto alla media dei pazienti affetti da BPCO.

Ancor più in questi pazienti è consigliato un adeguato programma vaccinale (vaccinazione antiinfluenzale, vaccinazione antipneumococcica, ecc.) per ridurre la maggior tendenza alle infezioni e rappresenta una misura in più sulla strada di un’efficace prevenzione.

Il fatto che i nipotini “uccidano” con i loro microbi i nonni con BPCO che li accudiscono (ma anche i genitori!), non è motivo per tenere sempre distante da noi i nostri cuccioli “starnutanti” e “tossicolanti”, ma dev’essere uno stimolo a potenziare tutto ciò che rende più difficilmente trasmissibili le infezioni per via aerea da loro a noi.

Tra questo, un accurato lavaggio delle mani e magari anche una mascherina sul viso se si deve permanere a lungo in un ambiente dove c’è un bimbo che tossisce o starnutisce, badando a non portarsi alla bocca involontariamente secrezioni infette del bimbo.

Qualche volta, poi, specie quando un’eventuale riacutizzazione infettiva di BPCO rischierebbe di complicare il quadro clinico di un nonno già fragile e particolarmente anziano, il saper dire di “NO” alla richiesta di vigilare il cucciolo a favore della “tata” più giovane e in salute, può rappresentare sicuramente una scelta prudente e intelligente.

BPCO con enfisema ed enfisema bolloso

Molti dei pazienti affetti da BPCO presentano una prevalente quota enfisematosa della malattia (BPCO con enfisema), essendo decisamente meno importanti, in questi pazienti, la presenza delle secrezioni bronchiali (quota bronchitico cronica) o di ostruzione dei bronchi secondaria a broncospasmo o a edema delle pareti bronchiali (quota ostruttiva “broncospastica”).

L’enfisema polmonare, cioè quella patologia “da consumo” del polmone che si viene a realizzare dopo anni di progressivo deterioramento del tessuto polmonare e bronchiale ad opera del fumo di tabacco, dell’aria inquinata o dell’eventuale esposizione a varie sostanze inalate nel corso di alcune attività professionali,  porta ad una rarefazione del polmone che, per questo, si presenta più trasparente ai raggi-X (aumento della trasparenza polmonare tipica dell’enfisema).

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La perdita di consistenza dei polmoni determina una minor capacità dei bronchi di mantenersi bene aperti al passaggio dell’aria, risultando deficitarie quelle strutture di supporto presenti attorno ai bronchi, consumate dalla malattia, che nel soggetto sano garantiscono la pervietà delle vie aeree.

Questi bronchi, letteralmente “rammolliti” e resi più flaccidi dalla mancanza di tessuto polmonare circostante andato perso, vengono più facilmente compressi dalla pressione del polmone durante l’espirazione (fase in cui l’aria esce dai polmoni), determinando nel BPCO, con prevalente quota enfisematosa, un’ostruzione bronchiale dipendente dalla perdita di tessuto polmonare e non già dal broncospasmo o dalla presenza di secreti bronchiali o di ispessimento delle sue pareti.

Nel paziente con BPCO a prevalenza enfisematosa, le diverse parti di polmone consumate determinano la comparsa di aree polmonari di tessuto rarefatto, con alveoli (sono le singole cellette aeree dove avvengono gli scambi respiratori tra aria e sangue) resi sempre più grandi dalla progressiva fusione dei piccoli alveoli originari sani in concamerazioni di diametro sempre maggiore.

Ciò rappresenta la conseguenza della rottura e distruzione delle pareti che originariamente separano un alveolo dall’altro.

Queste piccole vere e proprie “bolle” di tessuto consumato che si vengono a formare, piccole all’inizio ma progressivamente sempre più grandi, possono giungere fino a determinare la comparsa di grandi bolle di enfisema (anche di molti centimetri di diametro).

E’ questo il quadro, appunto, del cosiddetto enfisema bolloso del BPCO.

Tale situazione aumenta il rischio di rottura delle bolle, con comparsa di pneumotorace spontaneo, cioè di collasso del polmone che letteralmente si “sgonfia”, rendendo particolarmente difficoltosa la funzione respiratoria.

BPCO con bronchiectasie

In alcuni pazienti con BPCO è possibile riscontrare la concomitante presenza di alterazioni della morfologia (forma) dei bronchi.

Queste malformazioni bronchiali, differenti per dimensioni, estensione e tipologia della malformazione, sono note con il termine di bronchiectasie, e contribuiscono ad aggravare i fenomeni infiammatori ed infettivi del paziente con BPCO, determinando il quadro clinico della bronchite cronica bronchiectasica.

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In alcuni casi esse sono presenti già alla nascita (bronchiectasie congenite) e possono aggravarsi nella vita fino a condurre a quadri caratterizzati da ricorsività infettiva (bronchiti recidivanti e polmoniti).

In altri casi esse possono comparire nel corso della vita (bronchiectasie acquisite), come conseguenza di tubercolosi polmonare e di ripetitività di episodi infettivi delle vie aeree.

Le multiple dilatazioni dei bronchi bronchiectasici dilatati, tortuosi e malformati, determino un rallentamento della normale capacità del bronco di eliminare le secrezioni catarrali prodotte, provocando un ristagno dei secreti bronchiali che aumentano il rischio di episodi infettivi a carico delle vie aeree (suppurazioni croniche).

Ciò può contribuire a complicare i vari quadri clinici dei pazienti con BPCO, aumentando il rischio di riacutizzazione.

BPCO con fibrosi polmonare

In alcuni pazienti affetti da BPCO, l’esposizione agli inquinanti professionali e alle sostanze inalate che dopo anni provocano la malattia, può determinare la comparsa di un danno polmonare che non solamente si esprime con le caratteristiche anatomopatologiche e cliniche della BPCO, ma che altresì può provocare danni ai polmoni che si manifestano con lo sviluppo di aree di fibrosi.

In questo caso le limitate aree di fibrosi del polmone, presenti solo in alcuni settori dell’organo, hanno il significato di un danno riparativo di natura cicatriziale spesso presente in zone polmonari interessate da pregressi eventi infettivi (polmoniti).

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Ciò è ben diverso da ciò che invece si configura nel caso delle più estese forme di fibrosi polmonare diffusa, idiopatiche o non-idiopatiche che siano.

Tali manifestazioni patologiche nei pazienti affetti da BPCO aggravano ulteriormente il danno funzionale respiratorio già presente in virtù della sola forma bronco-pneumopatica.

BPCO con Catarro

Non tutti i pazienti affetti da BPCO presentano catarro.

Nelle forme cliniche di BPCO nelle quali l’enfisema polmonare rappresenta la principale od esclusiva causa dell’ostruzione delle vie aeree, esso può anche mancare completamente.

Il catarro, invece, si riscontra anche in grandi quantità in quei quadri clinici di BPCO che si caratterizzano per la presenza di bronchite cronica, condizione definibile dalla presenza di tosse produttiva (cioè con presenza di catarro) presente per almeno tre mesi all’anno, in periodi di tempo anche non consecutivi, per almeno due anni consecutivi.

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BPCO con componente asmatica

Componente broncospastica nel BPCO

In numerosi quadri di BPCO esiste una componente broncospastica associata alla presenza di tosse, espettorazione cronica di secreti bronchiali e dispnea.

In questi pazienti la terapia con i farmaci broncodilatatori, siano essi LABA o LAMA, sortisce il massimo beneficio per quanto attiene all’ostruzione dei bronchi, cosa più difficilmente raggiungibile nelle forme cliniche di BPCO a prevalenza enfisematosa.

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ACOS: asma bronchiale e BPCO sovrapposte

L’acronimo ACOS raggruppa in una sola sigla quei pazienti in cui esiste un comportamento clinico e funzionale respiratorio intermedio e sovrapposto tra una forma asmatica pura e la BPCO, e significa precisamente:

  • Asthma
  • COPD (in inglese la BPCO è definita “COPD” (Chronic Obstructive Pulmonary Disease)
  • Overlap
  • Syndrome
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cioè sindrome da sovrapposizione asma / BPCO.

In questi pazienti è necessario un trattamento che tenga conto di entrambi gli aspetti, favorendo, tra l’altro, l’uso di farmaci antinfiammatori cortisonici inalatori non sempre consigliati nelle forme di BPCO che si presenti da sola.

BPCO con OSAS (Sindrome delle Apnee del Sonno Ostruttive)

In numerosi pazienti affetti da BPCO è possibile osservare la concomitante presenza di una sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), che consiste in un insieme di sintomi secondari ad un disturbo ostruttivo delle vie aeree che si manifesta nel corso del riposo notturno.

L’OSAS può avere conseguenze talvolta di non poco conto e per questo deve sempre essere individuata e risolta, sospettandone la presenza specie nel caso di pazienti obesi e russatori.

I sintomi che possono indurre il paziente ed il medico a ipotizzarne la presenza vanno

  • Dal russamento notturno, noto anche con il termine di roncopatia
  • Al sonno disturbato e non riposante
  • Alla stanchezza al risveglio
  • Alla difficoltà di attenzione, concentrazione e memoria
  • Fino alla sonnolenza diurna con facilità ad assopirsi
  • Alle aritmie cardiache di diverso tipo e
  • Ai disturbi cardiovascolari che, in taluni casi, possono comportare un aumentato rischio di ictus e infarto.
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Specialmente i pazienti obesi, russatori ed ex-fumatori possono destare qualche sospetto sull’eventuale presenza di un’associazione OSAS / BPCO, in quanto il sovrappeso e la storia di fumo rappresentano, rispettivamente, le due principali cause dell’una e dell’altra patologia.

BPCO con insufficienza respiratoria

L’insufficienza respiratoria rappresenta una delle più temibili conseguenze della BPCO, rappresentando il momento in cui l’apparato bronco-polmonare non è più in grado di svolgere con efficacia la sua funzione respiratoria.

Esistono pazienti con BPCO senza insufficienza respiratoria, ma esistono anche pazienti che dopo anni di malattia, come conseguenza del lento ma inesorabile deterioramento polmonare, possono aggravarsi fino al punto in cui i loro polmoni non sono più in grado di scambiare con il sangue ossigeno e anidride carbonica.

Nel caso in cui il paziente presenti solamente la prima delle due condizioni, cioè una carente quantità di ossigeno (O2) nel sangue, si parla di insufficienza respiratoria ipossiemica o tipo I, mentre se è contemporaneamente presente anche un aumento dei valori dell’anidride carbonica (CO2) nel sangue si è in presenza di un’insufficienza respiratoria ipossiemico-ipercapnica di tipo II.

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La base di questa insufficienza respiratoria è legata al lento deteriorarsi delle capacità di scambio dei gas O2 e CO2 a livello degli alveoli dei polmoni, fino al punto in cui l’aggravamento della BPCO rende non più sostenibile con efficacia la funzione respiratoria.

E’ questo il momento in cui la situazione clinica del paziente richiede la somministrazione di ossigeno (ossigenoterapia), ed eventualmente l’uso di appositi ventilatori esterni per la rimozione dal sangue dell’eventuale quota eccessiva di CO2, nel caso in cui ci si trovi in presenza di insufficienza respiratoria di tipo II.

Molto spesso un episodio di riacutizzazione della BPCO rappresenta il motivo della comparsa di un’insufficienza respiratoria prima non presente nel paziente in fase di stabilità clinica.

BPCO e complicanze

Numerosi eventi possono complicare la BPCO.

Tra le più frequenti complicanze compaiono:

  • Riacutizzazione infettivo-infiammatoria della malattia con possibilità di polmonite.
  • Pneumotorace, per rottura di una bolla di enfisema presente sulla superficie del polmone.
    La comparsa di un acuto e improvviso dolore al torace nel BPCO, accompagnato da dispnea, deve sempre far pensare anche a questa possibilità.
  • Aritmie cardiache (fibrillazione atriale, flutter atriale, tachicardia atriale polifocale, tachicardia parossistica sopra-ventricolare (TPSV), extrasistolia sopraventricolare e ventricolare, ecc.)
  • Insufficienza respiratoria con necessità di ossigenoterapia
  • Insufficienza cardiaca con scompenso cardiaco congestizio
  • Ipercapnia con coma ipercapnico.
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  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): la difficoltà respiratoria acuta
  • Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia
  • C-PAP, Bi-PAP (Bi-Level), ventilazione non invasiva (NIV): dallo pneumologo un aiuto alla respirazione
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Quali conseguenze ha la BPCO?

La BPCO rappresenta una malattia con numerosi effetti secondari, sia di tipo fisico/sintomatologico, sia di tipo sociale.

Vediamo, allora, in quale modo la BPCO possa condizionare la vita di chi ne è affetto.

  • Disagio fisico legato ai sintomi
    la dispnea, cioè il disagio respiratorio spesso presente nel paziente con BPCO, condiziona in alcuni casi la vita dello stesso anche in modo rilevante.
    La difficoltà respiratoria che può insorge nel corso dell’attività fisica o che compare, qualche volta, anche al minimo sforzo, può vincolare il paziente nella scelta dei compiti e delle attività da svolgere, obbligandolo a comportamenti orientati ad evitarne l’insorgenza. Lo stesso si può dire della tachicardia che accompagna la dispnea da sforzo, spesso molto mal sopportata dal paziente.
  • Ossigenoterapia
    Il trattamento con l’ossigeno, continuativo o per prolungati periodi della giornata (anche numerose ore al giorno), condiziona fortemente la possibilità di mobilizzazione del paziente, obbligandolo alla permanenza in casa o ad uscite sempre in compagnia del dispositivo ricaricabile (stroller pre-riempito con ossigeno liquido).
    Tale necessità viene spesso percepita dal paziente come un vincolo che non consente un eccessivo allontanamento dalle mura domestiche e ne limita fortemente l’autonomia nel tempo (i “bombolotti” ricaricabili hanno un’autonomia limitata a qualche ora).
    Particolare attenzione va prestata all’ossigenoterapia praticata nel corso della notte (ossigenoterapia notturna), in quanto in questo periodo un’eccessiva somministrazione di ossigeno può comportare un rischio di ipercapnia (aumento della quantità di anidride carbonica nel sangue), che espone il paziente al rischio di coma (come ipercapnico).
    Si tenga presente che, specie nel caso di pazienti con BPCO che pratichino l’ossigenoterapia, altitudine e BPCO non vanno un granché d’accordo, essendo la quantità di ossigeno atmosferico assai più scarsa in montagna, specie alle quote più alte.
  • Conseguenze sociali e lavorative della BPCO
    Il paziente con BPCO è spesso vincolato alla scelta di luoghi privi di fumo, prestando attenzione a limitare i contatti sociali alle sole persone non portatrici di infezioni delle vie aeree in atto.
    Questo limita il paziente con BPCO alla frequentazione di luoghi e soggetti aventi caratteristiche tali da comportare minori rischi di riacutizzazione infettivo-infiammatoria di malattia.
  • Ricovero ospedaliero nella BPCO
    Una delle conseguenze meno prevedibili della BPCO è la particolare instabilità clinica, specie per i livelli di maggiore compromissione funzionale della malattia (STADI III e IV – e per i casi in ossigenoterapia.
    In questi pazienti la riacutizzazione della BPCO determina spesso una serie di complicazioni cardio-polmonari e metaboliche tali da consigliare il ricovero in ospedale.
  • Effetti avversi da farmaci impiegati nella cura della BPCO
    La terapia farmacologica espone spesso i pazienti affetti da BPCO ad una serie di conseguenze derivanti dal diretto uso degli stessi.
    Molti medicamenti, infatti, impiegati nella terapia della BPCO, comportano effetti collaterali qualche volta di non poco conto, in modo particolare per quanto attiene ai farmaci broncodilatatori, cortisonici, antibiotici, antiipertensivi e diuretici.Ricordo come uno tra i più comuni problemi indotti dai broncodilatatori possa essere rappresentato dall’insorgenza di disturbi del ritmo cardiaco (aritmie), mentre l’uso cronico dei farmaci cortisonici, specie se impiegati per via orale, può favorire il diabete e l’osteoporosi.
  • Mortalità nella BPCO
    Essa rappresenta la più temibile delle conseguenze negative di un episodio di riacutizzazione infettiva, evento che spesso può concludere la naturale storia di malattia del paziente con BPCO.
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La BPCO è pericolosa?

Sì.

La BPCO è una patologia respiratoria che da sola determina circa il 50% delle morti da malattia bronchiale e polmonare.

Questo dato è sufficiente a chiarire l’importanza della malattia, considerando insieme le diverse forme cliniche con cui essa si può presentare.

Il paziente con BPCO, pertanto, corre diversi pericoli, nessuno dei quali può essere ignorato o non ricompreso nelle strategie di cura con le quali si cerca di affrontare la malattia.

Tra questi:

  • Maggior facilità alle infezioni respiratorie e alla polmonite
    I pazienti con BPCO vanno più facilmente incontro a infezioni del tratto respiratorio inferiore rispetto ai soggetti privi della malattia. Questo fa si che la BPCO rappresenti un fattore di maggior rischio di polmonite, con tutte le conseguenze respiratorie, cardiologiche e metaboliche che questo comporta.
  • Rischio di disturbi cardiaci nei pazienti con BPCO
    Scompenso cardiaco e aritmie di ogni tipo, specie nel caso di insufficienza respiratoria non adeguatamente trattata, sono alcuni dei rischi che corre il paziente con BPCO.
  • Rischio di depressione per isolamento e ritiro sociale
    Se si considera il ritiro sociale uno dei più pericolosi sintomi di depressione, si comprende bene quanto la BPCO rappresenti per il paziente un rischio anche in tal senso e non comporti solamente rischi di tipo fisico.
    Specie nel caso in cui il paziente sia in ossigenoterapia a lungo termine, infatti, esiste una concreta tendenza a ridurre fortemente, fino alla totale sospensione, tutta una serie di abitudini socializzanti, come conseguenza della necessità di sottoporsi alla terapia restando in prossimità della bombola dell’ossigeno.
    Questo fa si che il paziente si ritrovi a ridurre sempre più le uscite da casa, aumentando il grado di isolamento.
  • Aumento del rischio di mortalità nella BPCO
    Specie dopo anni di malattia, in conseguenza del lento deterioramento della funzione respiratoria e della frequente comparsa di insufficienza respiratoria, il paziente con BPCO vede aumentare il rischio di morte specie nel corso degli episodi di riacutizzazione infettivo-infiammatoria.
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BPCO: come si muore?

La BPCO è una patologia respiratoria che in un certo numero di casi, dopo anni di malattia, può comportare un aumentato rischio di morte.

BPCO e morte improvvisa, specie nelle fasi finali della malattia, qualche volta vanno a braccetto e le cause di decesso, più frequenti quando la BPCO volge al termine della sua storia clinica in presenza di insufficienza respiratoria, sono spesso la conseguenza di infezioni respiratorie e di polmoniti.

Ogni evento infettivo acuto a carico delle vie aeree inferiori, infatti, comporta il rischio, specie nei pazienti con una BPCO a più elevata compromissione funzionale respiratoria (spirometria ed emogasanalisi arteriosa), di degenerare in quadri infettivi generalizzati (stati settici) che comprometto l’intero organismo, estendendo gli effetti negativi a vari organi e apparati extra polmonari.

Classiche sono, in questi pazienti, le gravi compromissioni cardiache e renali che qualche volte portano a morte il paziente con BPCO riacutizzata, per non parlare delle gravi conseguenze aritmiche, emboliche, diabetiche, metaboliche e alla gravità dei quadri di insufficienza respiratoria che spesso accompagnano e complicano le riacutizzazioni infettivo-infiammatorie.

Si tenga presente che, parlando di BPCO e anni di vita residua, la prognosi “quoad vitam” (cioè la sopravvivenza) peggiora nei:

  • Pazienti che persistono nell’abitudine al fumo di sigaretta
  • Pazienti con elevata frequenza di riacutizzazione di malattia
  • Pazienti in condizioni di malnutrizione per insufficiente apporto calorico.
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Non è infrequente che nei pazienti riacutizzati più gravi, il complicarsi dell’insufficienza respiratoria   ipercapnica (da aumento dell’anidride carbonica) che non risponda alla ventilazione non invasiva (NIV) renda necessario il ricovero in rianimazione.

Ciò consente di ventilare il paziente con la ventilazione polmonare invasiva, preceduta da intubazione tracheale, ed eventualmente di procedere alla tracheostomia in grado di alleggerirne il carico meccanico respiratorio del paziente (fatica respiratoria).

Come si diagnostica la BPCO?

Diagnosticare la BPCO vuol dire prendere in esame la situazione clinica di un paziente che respira male, fino a confermare o escludere che quella dispnea possegga i requisiti fisici e strumentali che caratterizzano la BPCO.

I sintomi e i segni della BPCO

Proprio per quanto detto sopra, in funzione della prevalenza dei fenomeni ostruttivi bronchiali piuttosto che di quelli iper-secretivi (eccessiva quantità di catarro bronchiale) o enfisematosi, esistono due differenti presentazioni cliniche della BPCO, che definiscono due diverse tipologie di pazienti per quanto riguarda presentazione clinica e sintomi (fenotipi).

I Fenotipi della BPCO

1. Blue Bloated

Fenotipo clinico cosiddetto “blue bloated”, con prevalente ostruzione bronchiale conseguente a ispessimento delle pareti, presenza di secreti catarrali e di ostruzione dei bronchi non completamente reversibile, che si caratterizza per:

  • Dispnea, presente in quantità variabile da soggetto a soggetto.
    In alcuni casi il paziente non la rileva come sintomo preoccupante, non essendo rare situazioni in cui lo stesso può accusare il sintomo da anni senza preoccuparsene!.
  • Presenza di tosse produttiva, con emissione (espettorazione) di secrezioni mucose chiare o muco-purulente, in caso di sovra-infezione microbica (batteri).
  • Ipossiemia (deficit di ossigeno nel sangue).
  • Policitemia, cioè aumento della quantità di emoglobina e globuli rossi prodotti in eccesso in conseguenza della diminuzione dell’ossigenazione del sangue.
    Ciò determina un aumento della viscosità (densità) del sangue, con difficoltà circolatorie specie a livello dei vasi capillari.
  • Cianosi (aumento della quota di emoglobina non legata all’ossigeno)
  • Tendenza all’ipoventilazione cronica (riduzione della quantità di aria mobilizzata dei polmoni con la respirazione), con accentuato rischio di accumulo dell’anidride carbonica (CO2) nel sangue (ipercapnia) specie nel corso del riposo notturno.
    Tale condizione espone il paziente al rischio di coma ipercapnico (coma da eccessiva CO2 in circolo).
  • Comparsa di possibile ipertensione polmonare secondaria all’ipossiemia cronica, con evoluzione in ipertrofia del ventricolo destro del cuore (cuore polmonare cronico) e successivo possibile scompenso cardiaco destro con accumulo di liquidi agli arti inferiori (edemi degli arti nei pazienti BPCO con gambe gonfie e piedi gonfi).
  • All’auscultazione del torace il paziente presenta spesso rumori polmonari caratterizzati da ronchi e reperto rantolare grossolano da presenza di secrezioni bronchiali. Si possono inoltre udire dei fini sibili espiratori, espressione della chiusura dei bronchi.
  • E’ possibile una progressione della malattia fino alla comparsa di enfisema polmonare, più frequentemente con le caratteristiche anatomo-patologiche dell’enfisema centro-lobulare o centro-acinoso.
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2. Pink Puffer

Fenotipo clinico cosiddetto “pink puffer”, con prevalente ostruzione bronchiale conseguente alla presenza di enfisema severo, che si caratterizza per:

  • Dispnea già presente fin dalle fasi precoci di malattia, con tendenza alla respirazione cosiddetta a labbra embricate (socchiuse). In questo modo il paziente, aumentando la pressione dell’aria all’interno delle vie aeree durante l’espirazione, riesce a svuotare meglio i polmoni.
  • La tosse è più frequentemente secca, quando presente, e manca il classico aumento delle secrezioni catarrali che caratterizza, invece, la facilità all’espettorazione della forma precedente (blue bloated).
  • A riposo il paziente può più spesso presentare valori di ossigenazione del sangue quasi normali, con crollo dell’ossigenazione non appena si appresti a compiere uno sforzo.
  • Praticamente assente l’ipercapnia (tendenza all’accumulo di anidride carbonica (CO2) nel sangue), questo in quanto la capacità di ventilazione polmonare è in genere conservata.
  • Manca la tendenza alla cianosi, tipica invece della forma “blue bloated”.
  • Meno frequente e comunque tardivo lo sviluppo di ipertensione polmonare e di cuore polmonare cronico rispetto alla forma “blue bloated”.
  • Il paziente si presenta più classicamente magro e con masse muscolari ridotte, a differenza della presentazione clinica “blue bloated” in cui il paziente è più spesso sovrappeso.
  • Da un punto di vista anatomopatologico l’enfisema di questi pazienti appartiene alla variante pan-lobulare o pan-acinosa.
  • All’auscultazione del torace si percepisce una netta riduzione del normale reperto auscultatorio noto come “murmure vescicolare” (MV), con aspetto del torace cosiddetto “a botte”, caratterizzato da aumento dei diametri postero-anteriore e laterale e statico sollevamento delle spalle in atteggiamento persistentemente inspiratorio.

Ricordo ancora come, indipendentemente dal fenotipo della BPCO, la facilità alla fatica, specie da sforzo, sia presente in moltissimi pazienti con questa malattia.

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Gli esami per la diagnosi di BPCO

Come si fa la diagnosi della BPCO?

Non è difficile seguendo alcune linee guida che comprendono, tra l’altro, i seguenti punti:

  • Anamnesi dettagliata
    La prima cosa che conviene accertare è se il paziente sia o sia stato in passato un fumatore o sia stato esposto al fumo passivo, in quanto è proprio l’abitudine al fumo di tabacco che spesso porta all’insorgenza e all’aggravamento della malattia.
    Ciò non esclude, tuttavia, la possibilità di riscontrare la BPCO anche in un paziente non fumatore.
  • Visita del paziente con esame obiettivo e BPCO
    è questo il momento in cui il medico e lo specialista pneumologo colgono alcuni caratteristici rumori respiratori visitando il paziente, osservando, inoltre, certe particolari caratteristiche quali il “torace a botte” classico dei pazienti con BPCO ed enfisema polmonare.
  • Auscultazione e BPCO
    All’auscultazione del torace è possibile sentire una riduzione del normale rumore del polmone, detto murmure vescicolare (MV), specie nei pazienti con componente enfisematosa.
    Oltre a questo nel paziente con BPCO si possono percepire fini sibili espiratori e rumori compatibili con la presenza di catarro nelle vie aeree (BPCO con reperto rantolare).
  • Radiografia del torace e BPCO
    L’esame radiografico del torace può presentare la cosiddetta “accentuazione della trama broncovasale” legata a ispessimento infiammatorio cronico dei bronchi e a segni radiologici di congestione del circolo venoso polmonare legato al possibile concomitante interessamento del cuore.
    Inoltre possono essere presenti i segni dell’enfisema polmonare con diradamento del polmone, appiattimento del muscolo diaframma e atteggiamento inspiratorio.
  • Emogasanalisi arteriosa (EGA) e BPCO
    E’ l’esame che consente di esplorare la quantità di ossigeno (O2) e anidride carbonica (CO2) presenti nel sangue, due dati di grande importanza nei pazienti con BPCO.
  • Ossimetria e BPCO
    Con l’ossimetro digitale o saturimetro è possibile valutare il grado di saturazione dell’emoglobina da parte dell’ossigeno, dato questo che correla con la quantità di ossigeno presente nel sangue.
  • Spirometria e BPCO
    La spirometria o esame spirometrico è l’esame funzionale respiratorio che più di altri fornisce dati fondamentali per la diagnosi di BPCO e per la sua gradazione di gravità.
    Essa viene stabilita sulla base di quattro diversi STADI previsti dai cosiddetti criteri GOLD (Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease), dallo STADIO 0 allo STADIO IV, sulla base di due diversi parametri funzionali:
    • il FEV1 (Forced Expiratory Volume in 1 second), che corrisponde al volume d’aria espirato dopo il primo secondo di una espirazione forzata
    • e il rapporto tra questo valore ed un secondo parametro detto FVC (Forced Vital Capacity), che corrisponde al volume d’aria eliminato forzatamente dai polmoni dopo averli prima riempiti in modo massimale. Tale rapporto è definito indice di Tiffeneau.Sulla base di questi due diversi valori (FEV1 e Indice di Tiffeneau), viene stabilità la gravità della BPCO e si avranno, pertanto, pazienti con BPCO lieve (STADIO I), con BPCO moderata (STADIO II), con BPCO severa (grave – STADIO III) e con BPCO molto severa (molto grave – STADIO IV), che corrisponde all’ultimo stadio della malattia.Non solo la spirometria semplice è importante per una valutazione funzionale del paziente con BPCO, ma altresì quella globale e la misurazione della capacità di diffusione del monossido di carbonio dagli alveoli polmonari al sangue (DLCO), dato che correla con la capacità del polmone di trasferire ossigeno al sangue.
  • Valutazione cardiologica e BPCO
    Essendo frequente il coinvolgimento del cuore nei pazienti portatori di BPCO, con possibile riscontro di patologie cardiache secondarie a quella polmonare, la visita cardiologica, con relativo elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, è spesso consigliata.
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Come si cura la BPCO?

Curare la BPCO vuol dire essere in grado di orientare correttamente le strategie di tipo farmacologico, non dimenticando di affrontare in modo efficace anche i molti problemi sociali, relazionali e delle attività fisiche che la malattia comporta.

Favorire nel paziente con BPCO il mantenimento di una vita attiva, consente di allontanare l’handicap respiratorio dall’invalidità della persona.

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Trattare con i farmaci la BPCO

La BPCO prevede l’uso di farmaci dotati di varie azioni che lo pneumologo sceglie sulla base delle diverse caratteristiche del paziente.

Come visto prima, infatti, BPCO è un termine che genericamente definisce un paziente con certe caratteristiche, ma ogni paziente con BPCO può presentare quote differenti di ostruzione dei bronchi, presenza di secreti catarrali, tendenza alle riacutizzazioni infettive e manifestazioni enfisematose che sono da affrontare in modo diverso da paziente a paziente.

  • Broncodilatatori
    Corrispondono a farmaci forniti di azione dilatatrice sui bronchi, in grado di agire su recettori diversi presenti nelle pareti bronchiali (recettori β2-adrenergici e recettori muscarinici).
    Ne esistono di diverso tipo in funzione della persistenza dell’effetto. Essi sono somministrabili per via inalatoria in forma di polvere secca aspirabile attivamente dal paziente, di prodotto pressurizzato (“puff”), o attraverso il classico aerosolizzatore che consente la nebulizzazione di prodotti broncodilatatori liquidi presenti in fiale, inalati dai pazienti sotto forma di aerosol. A proposito dei broncodilatatori che agiscono stimolando i recettori β2-adrenergici, è da sempre aperto il problema “BPCO e beta-bloccanti”, cioè della possibile contemporanea somministrazione, ai pazienti con BPCO, di broncodilatatori e di farmaci cosiddetti beta-bloccanti (che bloccano i recettori β anziché stimolarli), impiegati nelle numerose patologie cardiologiche che nel paziente con BPCO possono concomitare.Tenuto conto della notevole selettività d’azione dei beta-stimolanti bronchiali e dei beta-bloccanti cardiaci ormai ottenuta con i farmaci di ultima generazione, si può dire che essi siano oggi somministrabili contemporaneamente con interferenze davvero molto limitate.Permane, in ogni caso, l’assoluta necessità che essi vengano prescritti dal medico che segue il paziente o dallo pneumologo e dal cardiologo, e non se ne lasci pericolosamente al paziente la loro gestione!
  • Mucolitici (fluidificanti)
    Dotati di capacità di fluidificazione delle secrezioni catarrali, facilitano l’espettorazione dalla bocca del catarro proveniente dai bronchi, liberando le vie aeree.
    Si ricordi, in ogni caso, che l’acqua è ancora oggi una delle migliori terapie mucolitiche a basso costo.
  • Cortisonici
    Sono usati sia per via orale che inalatoria (ICS) nei casi in cui la componente infiammatoria prevalga, ad esempio, nel paziente riacutizzato.
    L’uso inalatorio continuativo è stato negli ultimi anni rivalutato e posto in discussione per il rischio di facilitare le infezioni polmonari.
    Pertanto il loro uso deve essere preso in esame in modo particolare dallo specialista pneumologo.
  • Antibiotici
    Vengono impiegati per controllare gli stati infettivi bronchiali e polmonari (bronchiti e polmoniti batteriche) che nei pazienti con BPCO sono tutt’altro che rari.
  • Teofillinici
    Una volta usati in modo più estensivo, trovano oggi un impiego più limitato specie nel corso degli episodi di riacutizzazione.
  • Ossigenoterapia
    Nei pazienti che nel corso della malattia si trovino in condizioni di insufficienza respiratoria, la terapia con l’ossigeno a lungo termine e per diverse ore al giorno in funzione del grado di compromissione respiratoria, diventa una misura terapeutica insostituibile, sia essa praticata con ossigeno gassoso in bombole o stoccato in serbatoi di ossigeno liquido (l’ossigeno inalato dal paziente è gassoso in entrami i casi!) o, ancora, attraverso l’impiego dei concentratori d’ossigeno in grado di produrre sul posto ossigeno concentrato di buon livello ovunque il paziente si trovi.
  • Alfa-1 antitripsina
    Nei pazienti con enfisema polmonare da deficit dell’enzima α1-AT (alfa-1 antitripsina, la somministrazione di α1-AT altamente purificata di origine umana consente di ridurre il danno polmonare, contenendo la possibilità di progressione della malattia.
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Cosa fare con la BPCO oltre ai farmaci?

Non solo farmaci per curare la BPCO, ma una serie di strumenti atti a risolvere piccoli problemi che la malattia comporta e che i farmaci, da soli, non sono in grado di risolvere:

  • PEP (pressione espiratoria positiva)
    Alcuni esercizi possono aiutare il paziente a mantenere aperte le vie aeree durante l’espirazione dell’aria dai polmoni, favorendo l’eliminazione delle secrezioni catarrali.
    Tra queste l’espirazione in un tubo di plastica che peschi in 10 cm di acqua sul fondo di una bottiglia.
    Soffiando in questo modo i bronchi tendono ad aumentare la loro pressione interna, riducendo il collasso che tende a schiacciarli e che intrappola l’aria nei polmoni.Questo esercizio, ripetuto per qualche minuto e per più volte al giorno, può integrarsi con i farmaci mucolitici (fluidificanti) nell’opera di detersione della vie aeree (eliminazione del catarro).
  • FKTR
    Definita in questo modo la fisiokinesiterapia respiratoria, è una particolare branca della fisioterapia massimamente rivolta ai pazienti affetti da BPCO.Le diverse tecniche di fisioterapia per i pazienti con BPCO, in programmi integrati di ginnastica respiratoria dedicati, sono rivolte a:
    • Aumentare la quantità di aria espirata al termine dell’espirazione, riducendo quella che rimane intrappolata nei polmoni
    • Allenare il muscolo diaframma a mantenere una più fisiologica respirazione tranquilla con un minor dispendio di energia
    • Ridurre l’abitudine all’uso dei muscoli accessori della respirazione, ridefinendo con il paziente meccanismi e automatismi respiratori meno faticosi
    • Definire strategie di assistenza alla tosse, insegnando al paziente a tossire in modo più efficace per aumentare la quantità dei secreti bronchiali emessi in rapporto allo sforzo prodotto per eliminarli
    • Riallenare in senso generale la muscolatura del paziente per consentirgli di muoversi e di camminare con minor fatica.
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  • Predisporre strategie vaccinali: un’attenta programmazione della vaccinazione antiinfluenzale e della vaccinazione antipneumococcica nel paziente con BPCO può limitare i rischi legati alle riacutizzazioni infettive più frequenti nei mesi freddi. La vaccinazione nel paziente con BPCO, quindi, rappresenta una misura preventiva di tutto rispetto, specie per quelli che presentino una tendenza alla frequente riacutizzazione
  • Cure termali e BPCO
    In alcuni selezionati casi può essere di qualche vantaggio l’inalazione di acque termali sulfuree in piacevoli luoghi di cura nei quali ritrovare anche un po’ di ristoro mentale

BPCO, sport e attività fisica

L’attività fisica è fondamentale per i pazienti con BPCO, sia essa orientata ad una più formale frequentazione di palestre dove svolgere attività motorie dolci o in spazi dedicati all’attività riabilitativa all’interno dei quali praticare gli esercizi respiratori, sia essa finalizzata a consentire al paziente con BPCO una libertà di movimento oltre le mura di casa che non lo condanni all’isolamento.

Quest’ultima misura è specificamente orientata al mantenimento di una più generale condizione di benessere percepito che non può prescindere dal porre attenzione agli aspetti emotivi del paziente e delle sue particolari fragilità psichiche.

Per quanto riguarda le attività sportive propriamente definite, invece, esse saranno da valutare da paziente a paziente, seguendo i consigli dello specialista pneumologo che ha in cura il paziente ed il medico dello sport.

Ci sono, infatti, pazienti con BPCO lieve che praticano con regolarità lo sport, per quanto non agonistico, compreso lo sci, il nuoto e il ciclismo con grandi benefici.

E’ chiaro, invece, che nel caso in cui il paziente abbia una BPCO che preveda una maggiore compromissione funzionale respiratoria, tali pratiche sportive saranno precluse e ci si accontenterà di una ginnastica meno impegnativa.

BPCO: come eliminare il catarro?

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Ricordo ancora, a questo proposito che, oltre ai farmaci mucolitici e fluidificanti, alla PEP (vedi sopra) e alla fisioterapia respiratoria (FKTR), il miglior mucolitico è l’acqua e senza un’adeguata introduzione di liquidi, compatibilmente con gli eventuali problemi cardiologici presenti, i secreti catarrali tenderanno a mantenersi densi e viscosi e a resistere ai numerosi tentativi espulsivi che il paziente compie con la tosse.

BPCO: come respirare meglio?

Esistono tre diverse strategie che da sempre insegno nel corso della visita pneumologica, che il paziente con BPCO può mettere in atto fina da subito, sia per cercare di respirare meglio indipendentemente dai farmaci, sia per ridurre l’affaticamento che compare durante la marcia.

  1. Compiere movimenti più lenti, rallentando la marcia
    Camminare in modo più lento e tranquillo riduce lo sforzo e di conseguenza le necessità metaboliche che richiedono ossigeno in maggiori quantità. Sembrerà incredibile ma molto spesso si osservano pazienti con gap respiratori che, abituati da sempre a muoversi con rapidità, non accettano, prima di tutto mentalmente, di riadeguare i loro ritmi in funzione delle mutate condizioni respiratorie!
  2. Respirazione a labbra embricate (socchiuse durante l’espirazione)
    Il paziente può imparare a fare più coscientemente e con maggiore efficacia ciò che spesso tende già a fare senza accorgersene, e cioè ad esalare l’aria dai polmoni mantenendo le labbra socchiuse. Questa manovra tende, come l’esercizio con il tubo e la bottiglia di cui detto sopra, ad aumentare la pressione nelle vie aeree, consentendo all’aria di uscire dai polmoni in modo più completo.
  3. Imparare a svuotare completamente i polmoni prima di compiere il respiro successivo
    Molti pazienti con BPCO tendono a mantenersi in atteggiamento costantemente inspiratorio a polmoni espansi, rimanendo “gonfi” per la maggior parte del tempo.Questo fa si che rimanga poco spazio per l’immissione dell’aria ad ogni respiro successivo, facendo percepire al paziente il grande disagio di non riuscire a riempire i polmoni.Insegnare al paziente con “iperinflazione” polmonare (aumento dell’aria residua a fine espirazione) a svuotarsi bene prima di riempirsi, può aiutarlo a riguadagnare la possibilità di respirare in modo meno faticoso e fastidioso.
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Come dormire con la BPCO?

Alcuni consigli possono aiutare il sonno dei pazienti con BPCO:

  • Cena leggera
    L’eccessiva replezione dello stomaco, specie in pazienti con BPCO e sovrappeso, non può far altro se non disturbare il sonno, facilitando i risvegli nel corso della notte.
  • Evitare gli alcolici a cena
    Come il pasto abbondante, anche gli alcolici, compreso il semplice vino, possono alla sera facilitare il russamento notturno e la comparsa delle apnee del sonno (OSAS) che aggravano la situazione respiratoria, pressoria e cardiocircolatoria del paziente con BPCO, disturbando il sonno.
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  • Alzare leggermente il letto dalla parte della testiera
    Misura indicata specie in pazienti con BPCO che presentino uno scarso compenso cardiaco o una concomitante malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE) in grado di peggiorare la malattia.
  • Prediligere un ambiente fresco
    Massimo 19 – 20° C nella camera da letto
  • Non dimenticare di assumere i farmaci broncodilatatori
    quando previsti nell’assunzione serale.

Come migliorare la BPCO?

Le strategie orientate a migliorare la condizione respiratoria ed esistenziale del paziente affetto da BPCO devono tenere conto dei moltissimi aspetti descritti nel presente articolo.

Ognuno di essi, infatti, è volto a risolvere una piccola parte del complesso mondo della broncopneumopatia cronica, rendendo meno faticosa la respirazione e la vita del paziente.

Altri consigli per la BPCO

Dopo quanto già detto sopra, posso ancora aggiungere tre punti che ritengo importanti per facilitare il compito curativo dello pneumologo che segue il paziente con BPCO:

  • Esposizione ad inquinanti lavorativi e al fumo di tabacco
    Il paziente con BPCO non deve mai scordarsi che l’esposizione ai fumi industriali nocivi e al fumo della sigaretta non solo espone ad un maggior rischio di contrarre negli anni la malattia, ma altresì aumenta il rischio di riacutizzarla quando già presente.
    Per questo è fondamentale restare accanto al paziente nel corso dei suoi vari tentativi per smettere di fumare. Una comunicazione efficace prevede una corretta informazione del paziente relativamente ai rischi che la malattia comporta con la persistenza dell’abitudine al fumo.
    Qualunque strategia che consenta al paziente fumatore con BPCO di smettere di fumare è valida a patto che funzioni! Questo dev’essere, a mio avviso, l’unico criterio pratico al quale riferirsi, rifiutando pregiudizi filosofici ed ideologici “a prescindere”, spesso poco scientifici.
    Tra i vari interventi proponibili figurano le terapie farmacologiche con ansiolitici, antidepressivi e sostituti nicotinici, oltre ai diversi approcci psicoterapici, tra i quali gli interventi con l’ipnosi medica.
  • Aderenza alla terapia
    E’ fondamentale che il paziente con BPCO assuma correttamente e con regolarità tutti i famaci prescritti dallo specialista, senza tralasciarne alcuno.
    Una buona aderenza alla terapia prescritta dallo pneumologo facilita infatti il controllo della malattia, riducendo i rischi di una sua troppo rapida progressione.
  • Gestione degli aspetti emotivi
    Il paziente con BPCO deve prima di tutto comprendere che meno ricorda di essere “un ammalato” e meno rischia di passare le giornate a braccetto con l’autocommiserazione, ricordando ciò che faceva quando era “sano”.La BPCO non impedisce di vivere le proprie giornate.
    Impone solo al paziente di rivedere alcune sue abitudini, modificandole fino al punto di renderle compatibili con le nuove condizioni fisiche definite dalla malattia.
    Il paziente con BPCO, quindi, è una persona come un’altra che deve solo imparare a fare le cose in modo magari un po’ più lento e meno faticoso!
    Prestare attenzione a questo aspetto evita al paziente il rischio di una pericolosa fuga verso le patologie ansiose e depressive, qualche volta rese più facili da una cattiva gestione di questa patologia cronica.Ansia, depressione e BPCO, pertanto, rischiano di rappresentare un pericoloso connubio, aggravandosi reciprocamente.
    E’ noto, infatti, quanto la condizione depressiva rischi di interferire negativamente con la riabilitazione del paziente con BPCO.
  • BPCO, aria condizionata e caldo dell’estate
    Le temperature estive particolarmente elevate accentuano la dispnea dei pazienti con BPCO. Per questo una climatizzazione intelligente (aria condizionata senza esagerazioni!) degli ambienti nei quali il paziente soggiorna durante i mesi caldi, può essere presa in considerazione tra le cose da fare per migliorare il benessere di questi ammalati.
  • BPCO e aria di mare
    Un soggiorno marino, specie nel corso dei mesi freddi, può rappresentare una buona soluzione, in quanto consente al paziente di permanere per qualche mese in una condizione climatica più mite ma soprattutto più favorevole rispetto, ad esempio, al clima rigido delle fredde città del nord, oltre a sottrarre il paziente all’inquinamento dell’aria (smog) spesso presente nelle grandi realtà urbane ad elevato traffico veicolare.
    Entrambe le condizioni risultano estremamente vantaggiose, riducendo il rischio di riacutizzazione della BPCO durante i mesi invernali.
  • BPCO e aria di montagna
    Le quote più alte sono sempre controindicate per i pazienti affetti da BPCO severa o molto severa (grave e molto grave) specie se in ossigenoterapia, in quanto la scarsità di ossigeno presente in montagna è poco compatibile con la minor capacità dei polmoni del paziente di ossigenare il sangue.
    E’ vero anche, tuttavia, che specie durante i mesi più caldi, l’aria più fresca e asciutta della montagna viene spesso percepita con grande favore dal paziente affetto da BPCO.Lascerei allo pneumologo che ha in cura il paziente e che ne conosce le necessità e le peculiari caratteristiche cliniche, il consigliare al paziente un soggiorno marino o la permanenza in montagna, per quanto per limitati periodi di tempo, dopo aver valutato i diversi pro e contro relativi alle specifiche necessità cliniche del paziente con BPCO.
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Alimentazione e BPCO

Vediamo in quale modo l’alimentazione possa rappresentare un momento importante per i pazienti con BPCO.

Il peso corporeo e la BPCO

Per prima cosa è meglio che il paziente con BPCO sappia che il peso eccessivo è uno dei peggiori nemici della malattia.

Non solo, infatti, nei pazienti con BPCO, sovrappeso e obesità aumentano il lavoro muscolare necessario a consentire le attività fisiche, ma predispongono anche ad un maggior carico di sostanze infiammatorie prodotte dall’organismo in grado di peggiorare l’infiammazione dei bronchi.

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Inoltre, predispongono il paziente alle apnee nel corso della notte (OSAS) e facilitano il reflusso gastro-esofageo che può contribuire ad aggravare la malattia, aumentando il rischio di riacutizzazione.

Un altro importante fattore di cui tener conto, quando si parla di nutrizione e BPCO, è la malnutrizione di molti pazienti appartenenti alla cosiddetta varietà “pink puffer”.

BPCO e dimagrimento eccessivo sono spesso in relazione con la maggior mortalità di questi pazienti e il problema di peso, in questo caso, diventa non tanto il sovrappeso, quanto l’eccessiva magrezza.

La grave magrezza del paziente con BPCO può essere favorita da diverse cause:

  • ipotrofia muscolare da eccessivo dispendio energetico respiratorio in rapporto alle calorie introdotte (bilancio energetico negativo)
  • scarso appetito (iporessia) e alimentazione insufficienti come diretta conseguenza della dispnea, che concorrono all’ipotrofia muscolare
  • ipotrofia muscolare “ex non usu” (da mancato utilizzo), legata all’inattività del paziente, che aggrava ulteriormente la perdita della massa muscolare
  • miopatia da steroidi (da cortisonici), patologia muscolare favorita, in pazienti sensibili, dall’uso del cortisone mantenuto per lungo tempo nei pazienti con BPCO grave.

Dieta e BPCO: che cosa mangiare

Alimentarsi con la BPCO, quindi, vuol dire mantenere una dieta varia che comprenda frutta e verdura, riducendo i cibi troppo calorici e grassi che, insieme alla ridotta mobilità, tendono a far aumentare il peso.

Un adeguato apporto vitaminico, poi, non è mai da scordare nel paziente con BPCO, in modo particolare la vitamina “D” della quale da più parti viene segnalate la possibilità di ridurre le riacutizzazioni infettivo-infiammatorie, specie nei soggetti con deficit vitaminico severo.

Come prevenire la BPCO?

Il miglior modo per prevenire la BPCO è evitare di fumare.

  • Il fumo di tabacco
  • L’inquinamento urbano e
  • L’esposizione ai diversi fumi delle combustioni, professionali o meno che siano
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rappresentano i tre principali fattori esterni in grado di facilitare la comparsa della malattia e di accentuarne il rischio di progressione.

Talvolta le alterazioni funzionali respiratorie osservabili alla spirometria che configurano la BPCO sono precedute da anni di tosse e aumento della secrezione catarrale (bronchite cronica)

Se ne tenga conto nel caso in cui il paziente sia dedito al fumo, perché sono proprio questi i pazienti nei quali con la sospensione dell’abitudine al fumo si può mettere in atto la prevenzione più efficace.

Non è infrequente, poi, che il paziente già presenti da anni una difficoltà respiratoria che, posta erroneamente in relazione all’età e non già alla presenza di una malattia respiratoria, non lo preoccupi e per questo non venga affrontata per tempo quando ancora la BPCO è alle fasi iniziali.

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In pazienti fumatori che già abbiano la BPCO, in ogni caso abbandonare il fumo rappresenta il primo atto da compiere.

Non esiste alcuna terapia farmacologica in grado di poter curare in modo efficace la malattia se il paziente fuma.

Per quanto si riferisce, invece, alla maggior suscettibilità del paziente ad ammalare più facilmente di BPCO determinata geneticamente, propria di quei soggetti privi o carenti dei fattori difensivi in grado di neutralizzare i danni da ossidanti e da irritanti inalati, beh … quella è… sfortuna!

Ma se a questa si aggiunge l’esposizione al fumo, il rischio aumenta!

Come guarire dalla BPCO

Come si guarisce dalla BPCO? Dalla BPCO non si guarisce! 

La BPCO non è una malattia “guaribile” ma “curabile”. Cioè non è possibile tornare indietro al momento in cui il paziente non aveva la malattia.

Una volta contratta questa patologia respiratoria, proprio in quanto cronica, non abbandona più il paziente, ma è possibile curarla con grande efficacia e con notevoli possibilità di recupero del gap respiratorio del paziente, a patto che si rispettino i molti punti decritti e consigliati sopra, senza tralasciarne nessuno.

Chi cura la BPCO?

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Proprio in quanto malattia cronica polmonare, la figura specialistica deputata a diagnosticare la BPCO e a seguire il paziente durante il percorso di malattia è per definizione lo pneumologo, medico specialista delle malattie respiratorie broncopolmonari.

Egli si avvarrà, se necessario, della preziosa collaborazione di altri specialisti, primi fra tutti il cardiologo, visto il frequente riscontro di patologie cardiache aritmiche e ischemiche nei pazienti portatori di BPCO.

Dove curare la BPCO?

Il quadro clinico dei pazienti con BPCO è estremamente vario, in funzione della componente prevalente che il paziente esprime.

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Ci sono pazienti con BPCO lieve che possono essere assolutamente seguiti nel tempo ambulatorialmente e che non necessitano di trattamenti particolari.

Altri, invece, che presentano quadri più complessi, complice qualche volta anche l’età più avanzata, che necessitano di cure più impegnative e tecnologicamente più importanti.

Sono questi i pazienti che devono ricevere un’assistenza più assidua e che possono giungere fino a dover essere curati in ambiente ospedaliero in occasione di un episodio di riacutizzazione infettiva.

 

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