Medicina del Respiro
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Serve davvero l’Aerosol per Tosse e Raffreddore nei Bambini?

Dato un colpo di tosse, uno starnuto e un bimbo, gli ingredienti per la miscela esplosiva sono serviti!

E’ un automatismo irrefrenabile di una quantità infinite di mamme premurose, infatti, preoccupate per le conseguenze del raffreddore o del “mal di gola” del pargolo, preparare l’”aerosol” al primo “colar di naso” o a quel primo malanno di stagione che, interessando le sole prime vie respiratorie, tende molto spesso a risolversi da solo!

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Retaggio di una cultura iper-protettiva e iper-medicalizzata vecchia ormai di quasi cinquant’anni, ma soprattutto moda tutta italiana (da nessun’altra parte del mondo funziona così!) degna di un’epoca in cui si toglievano le tonsille ai bimbi con la stessa facilità con la quale oggi si fa castrare il gatto, l’abitudine ad imporre alle persone che amiamo di più (i nostri figli) la macchinetta “sparafumo” in occasione di banali infiammazioni delle prime vie aeree è dura a morire, anche se nel frattempo (scusate la scienza!), le evidenze scientifiche sono andate in ben altra direzione rispetto alle nostre speranze di genitori amorevoli e timorosi.

Aerosol nei Bambini: Funziona?

Obbligare il pupo, per tempi spesso improponibili, a inalare forzatamente dalla maledetta mascherina olezzi e miasmi “curativi” spesso maleodoranti, cercando di distrarlo con cartoni animati per addolcirgli una tortura che fa strizzare gli occhi e storcere la bocca come di fronte all’esorcista, non produce altro se non risultati terapeutici pari a quelli che si potrebbero ottenere inalando… acqua salata!

Proprio così!

Uno studio iniziato nel 2010 e durato un paio d’anni, infatti, finanziato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e condotto da scienziati e pediatri italiani di associazioni e istituzioni di ricerca di incontestabile valore scientifico, ha preso in considerazione un gruppo di più di cinquecento bambini di età compresa tra uno e cinque anni (prima e seconda infanzia), affetti da sola infezione delle vie aeree superiori (fosse nasali, seni paranasali, faringe e laringe), suddividendoli in modo casuale in due sottogruppi omogenei:

  • quelli appartenenti al primo sottogruppo trattati con un aerosol a base cortisonica
  • mentre gli altri, sempre per via aerosolica, trattati con una semplice soluzione fisiologica, consistente in una soluzione di acqua e cloruro di sodio (sale da cucina!) allo 0,9%.
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Ebbene.

Il risultato è stato che, in termini di intensità dei sintomi (specie tosse e ostruzione nasale) e di durata degli stessi, non si sono registrate differenze significative nei due sottogruppi.

Il che equivale a dire che, sui sintomi respiratori da infezione, specie virale, delle vie aeree superiori, il cortisone somministrato con l’aerosol pare privo di efficacia e pertanto francamente esagerato.

Aerosol nei Bambini: quali Alternative?

Appaiono, invece, molto più efficaci alcune buone pratiche a cavallo tra il curativo degli episodi infiammatori già in atto e la prevenzione degli stessi.

Tra queste:

  • Accurato e ripetuto lavaggio delle mani come prima misura in grado di ridurre la trasmissione delle infezioni respiratorie.
  • Evitare l’uso ripetuto dello stesso fazzoletto di stoffa che diviene un’importante fonte di trasmissione delle infezioni, privilegiando i fazzoletti monouso (fazzoletti di carta “usa e getta”).
  • Adeguata umidificazione della casa, specie nel corso dell’inverno quando il riscaldamento domestico tende a seccare molto l’aria degli ambienti interni, mantenendo un’umidità intorno al 50% e non superando mai i 20° C (meglio ancora i 18°C nella stanza nella quale il bimbo dorme, a patto che sia ben coperto).
  • Lavaggi nasali con soluzione fisiologica, per ridurre il rischio di complicazioni da sovra-infezione batterica.
  • Far bere abbondantemente il piccolo durante la giornata
  • Prestare attenzione a tutta una serie di misure preventive come quelle che descrivo nell’articolo Bronchiti, polmoniti e altre infezioni respiratorie invernali: i consigli dello pneumologo
  • Non credere troppo alla teoria del “colpo d’aria”, ma mettere in atto tutti gli altri ben più scientifici accorgimenti, come indicato sopra.
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Si faccia attenzione, tuttavia, a non generalizzare, bollando impropriamente tutta la terapia aerosolica come un metodo inutile.

Cosa Beneficia della Somministrazione Cortisonica?

Se le affermazioni fatte sopra, infatti, consentono di ridimensionare molto, rispetto al passato, l’uso dell’aerosol cortisonico nella prima infanzia nel caso di infezioni respiratorie meno impegnative che interessino solamente le prime vie aeree (vie aeree superiori), ad esclusione del laringe, ben altra cosa si può dire a proposito della somministrazione di farmaci cortisonici somministrati per via aerosolica nel caso di alcune condizioni patologiche che riguardino invece prevalentemente le vie aeree inferiori (trachea, bronchi e polmoni).

Tra queste, infatti, beneficiano della somministrazione cortisonica:

  • la bronchite asmatica, con l’aggiunta di un broncodilatatore (salbutamolo) per trattare il broncospasmo, anche se assai più indicato sembra l’impiego di questi farmaci pre- dosati, inalati da bombolette pressurizzate, in associazione ad un distanziatore indispensabile, nel bambino, a consentire una miglior penetrazione del farmaco fino alle vie aeree inferiori,
  • la laringite “ipoglottica” (è quella con la tosse “ragliante”), con aerosol di soluzione fisiologica e cortisonici inalatori,
  • la bronchiolite, nel corso della quale è preferibile, specie nel bimbo piccolo, l’uso aerosolico della sola soluzione salina ipertonica,
  • la fibrosi cistica, per trattare l’ipersecrezione di secreti densi e poco espettorabili, utilizzando mucolitici, cortisonici e antibiotici per via aerosolica.
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Praticare senza alcuna garanzia di risultato cortisonici inalatori non necessari, vuol dire mettere mano ad un sofisticato e delicato gioco di equilibri tra la reale necessità di controllare l’infiammazione delle vie aeree ed il bisogno di non compromettere la competenza immunitaria delle mucose respiratorie indispensabile a prevenire le infezioni bronchiali e polmonari, messa a rischio dall’uso indiscriminato del cortisone somministrato per via inalatoria.

In alcuni pazienti, inoltre, l’aerosol nel trattamento della tosse di origine virale delle vie aeree superiori, può addirittura peggiorare in modo paradosso la tosse irritativa che diviene più insistente, specie nel corso della somministrazione dell’aerosol.

Conclusione

Ci si convinca una volta di più che, specie nel caso di un bimbo, affidare al “buon cuore” o alla “fretta di risolvere” che tranquillizza il genitore, piuttosto che alla competenza del medico o all’esperienza dello specialista, la miglior cura del malanno dei piccolo paziente, non è mai una buona politica, ma soprattutto rappresenta un comportamento imprudente, spesso fastidiosamente inutile se non addirittura dannoso (mughetto orale, da sviluppo del fungo Candida albicans).

 

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Dott Enrico Ballor - Pneumologo Torino

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