Medicina del Respiro
Tumorali e Professionali

Tumore polmonare che sanguina: i consigli dello pneumologo

Qualcuno a cui hanno già accertato la presenza di un tumore del polmone sta perdendo sangue dalla bocca?

Non perdere tempo e segui questi consigli dello pneumologo per affrontare al meglio la cosa.

Cosa Fare in Caso di Emorragia dalla Bocca?

Che cosa fare in caso di emorragia dalla bocca, nelle situazioni in cui la causa del sanguinamento sia la presenza già accertata di un tumore del polmone?.

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In un certo numero di pazienti affetti da tumore polmonare, il sanguinamento della neoplasia maligna rappresenta un’evenienza tutt’altro che rara.

Il sangue che esce con i colpi di tosse spaventa sempre molto perché fa subito “scena”, terrorizzando molto spesso in modo improprio il malcapitato, in virtù del fatto che la “grande quantità” fuoriuscita è, spesse volte, solo apparente, in quanto legata alla fuorviante capacità individuale di leggere tragicamente e in modo “spaventato” ciò che sta accadendo.

Non che ciò escluda che, in rari casi, la quantità emessa possa essere davvero abbondante, ma questa è un’evenienza davvero poco frequente.

Cos’è l’Emottisi?

Ricordando come si definisca con il termine “emottisi” l’emissione di sangue puro dalle vie aeree, e con il termine “emoftoe” la presenza di un espettorato catarrale frammisto a sangue, nelle situazioni caratterizzate dall’emissione di sangue proveniente dall’apparato respiratorio, tenderei a distinguere due diverse condizioni:

  • l’una caratterizzata dalla perdita di piccole quantità di sangue, di volume e durata diverse, ripetute nel tempo e spesse volte a comparsa quotidiana o perduranti per più giorni successivi;
  • l’altra caratterizzata, invece, da una più abbondante emorragia, spesso talmente intensa e copiosa da apparire, anche per un non addetto ai lavori, una condizione clinica di particolare gravità.

Vediamole insieme, e quali sono i migliori consigli per affrontarle.

Situazioni di Stillicidio Cronico: Consigli dello Pneumologo

1. Evitare le Bevande Calde

La prima cosa che consiglio ai pazienti con questo tipo di problema, è di evitare di consumare bevande troppo calde di ogni tipo.

Il calore, infatti, svolge un’azione di vasodilatazione, favorendo la fuoriuscita del sangue.

Un improprio riscaldamento dell’esofago e dei tessuti a esso vicini, potrebbe rappresentare un effetto favorente sulla perdita di sangue, andando a riscaldare e a dilatare i vasi presenti nei tessuti sanguinanti.

2. Controllo della Pressione Arteriosa ad un Livello Basso

Un puntuale controllo della pressione arteriosa, mantenuta, se possibile, al più basso livello tollerato, riduce la possibilità che il tessuto fonte di emorragia inizi a sanguinare, limitando la possibilità della ripresa di un sanguinamento magari già risolto.

3. Evitare la Testa in Basso quando ci si Corica

Altro consiglio è quello di evitare di tenere la testa troppo in basso quando ci si corica, mantenendo il capo sollevato dal letto con due o tre cuscini.

Questo per evitare che l’aumento della pressione all’interno dei vasi sanguigni, facilitato localmente dalla posizione coricata, tenda a favorire il sanguinamento.

4. Limitare l’Uso dei Cortisonici

Naturalmente sotto il diretto controllo del medico e dello specialista, limitare all’indispensabile, se possibile, l’uso dei cortisonici non solo per via generale, ma anche e specialmente per uso locale (aerosol, spray predosati e polveri orali, ecc.).

Questi farmaci, infatti, oltre a favorire un non auspicabile aumento della pressione arteriosa (vedi prima), tendono a determinare una maggiore friabilità e assottigliamento delle mucose respiratorie, favorendo le emorragie con un’azione che si esplica anche a livello degli strati endoteliali (interni) dei piccoli vasi sanguigni, che divengono in questo modo più facilmente sanguinanti.

Non è infrequente, infatti nei pazienti trattati per lungo periodo con i cortisonici, la comparsa di “macchie” emorragiche della cute, consistenti in soffusioni di sangue liberatosi nei tessuti sottocutanei da vasi divenuti meno resistenti e, per questo, fonti di emorragie cutanee (ecchimosi).

5. Evitare l’Uso di Antiinfiammatori

Evitare anche, o limitare fortemente se possibile, l’uso di farmaci antiinfiammatori, come i derivati salicilici (ASA – acido acetil-salicilico) e i FANS (farmaci antinfiammatori non cortisonici), tutti dotati di attività antagonista sulle proprietà aggregative antiemorragiche delle piastrine.

6. Valutare la Concomitanza con Terapia a base di Antiaggreganti Piastrinici

Valutare bene l’eventuale concomitanza con una terapia con antiaggreganti piastrinici, con eparina, con anticoagulanti orali (warfarin sodico e acenocumarolo) o con i NAO, nel caso in cui siano presenti altre patologie che rendano “indispensabili” tali trattamenti.

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Le virgolette che uso vogliono sottolineare il fatto che l’“indispensabilità” dei trattamenti anticoagulanti / antiaggreganti (pazienti post-cardiochirurgia, esiti di infarto miocardico, fibrillazione atriale cronica, embolia polmonare pregressa, trombosi venosa profonda, ecc.), è sempre riferita alla possibilità di trattare con vantaggio le suddette patologie, quando presenti da sole o comunque in situazioni nelle quali non insorgano pericoli legati alla prosecuzione di tali terapie.

Nel caso in cui il paziente inizi, invece, a manifestare la compresenza di un problema emorragico polmonare o bronchiale, ciò che consiglio è di valutare attentamente con lo specialista vantaggi e svantaggi delle terapie antiaggreganti / anticoagulanti in corso, per ponderare rischi e benefici delle stesse alla luce dell’intervenuta situazione emorragica.

7. Valutare l’Utilizzo di Farmaci Coagulanti

Valutare con lo specialista la possibilità di utilizzare farmaci coagulanti, antifibrinolitici (che evitano la dissoluzione del coagulo già formato) o che agiscono su di una miglior adesione tra le piastrine e tra le cellule endoteliali dei vasi sanguigni (etamsilato).

Naturalmente, in questo caso, l’impiego di questi medicamenti non sia mai espressione di scelte auto gestite dal paziente, ma rappresenti sempre una precisa prescrizione del medico e dello specialista, lasciando solo a queste figure professionali le valutazioni di opportunità all’uso.

Situazione Emorragica Acuta

1. Allertare il Soccorso Avanzato (118)

Nel caso in cui ci si trovi in presenza di un’abbondante ed improvvisa perdita di sangue dalla bocca, la prima cosa da fare è allertare il soccorso avanzato (118) per evitare di perdere del tempo prezioso.

2. Mettersi Coricati o a 45° sul Lato del Tumore

Se le forze dovessero incominciare a venir meno, un po’ per la paura e un po’ per una riduzione della pressione arteriosa conseguente all’emorragia, il consiglio è sempre quello di mettersi coricati (meglio ancora se a quarantacinque gradi) sul lato ove è presente il tumore che già si sa essere fonte del sanguinamento.

In questo modo, infatti, se l’emorragia dovesse proseguire con una perdita abbondante, si accetta il rischio anche di “allagare” il polmone in cui ha sede la perdita emorragica, salvaguardando, tuttavia, la funzione respiratoria del polmone sano, fino all’arrivo del soccorso avanzato.

3. Non Farsi Prendere dal Panico

In attesa del rapido intervento di personale opportunamente istruito a fronteggiare un’evenienza di questo tipo, il consiglio è quello di non farsi prendere dal panico, tenendo sempre bene a mente che di sangue ne abbiamo molto (ben cinque litri) e che, per sua natura, esso ha la tendenza a coagulare, cosa questa che spesso è in grado di porre fine all’emorragia copiosa, ben prima rispetto a quanto ci si immagini.

Gestendo meglio la paura, inoltre, si riduce di molto il rischio di elevare la pressione arteriosa (vasocostrizione), fino al punto da favorire la perdita di sangue.

 

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Dott Enrico Ballor - Pneumologo Torino