Medicina del Respiro
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Danni da E-Cig, “Svapo” e iQOS: tutte le Novità dallo Pneumologo

Per meglio comprendere il complesso mondo del “fumo elettronico” o, per meglio dire, del fumo “non tradizionale” di tabacco, inizierei cercando di fare chiarezza su termini spesso usati (o abusati), qualche volta non così chiari, specie per i meno giovani.

Cosa Significa oggi “Fumare”?

Se per noi “vecchi” fumare voleva dire unicamente inalare fumo prodotto dal tabacco acceso con una fonte di calore, fiamma o accendisigari dell’auto che fosse, per i nostri figli le cose non stanno più così, dovendosi specificare il “contenuto” di quel fumo oggi non scontato.

Più di una volta, per sapere da un paziente più giovane se fosse in atto un’abitudine al fumo di tabacco, e ponendogli la sintetica domanda “Fumo?”, che non avrebbe una volta lasciato dubbio alcuno sul senso della mia richiesta, mi è capitato di sentirmi negare tale ipotesi anche da soggetti fumatori.

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Questo non per nascondermi l’abitudine tabagica, quanto per l’equivoco che con i più giovani si rischia di creare con la parola “fumo”!

Che se per noi “dinosauri” è scontato “di tabacco”, non altrettanto è per i più giovani, per i quali invece fumo” viene oggi molto più spesso inteso come fumo “di marijuana o di cannabis”, comunque lo si voglia intendere!

Ecco perché, allora, un giovane che non fumi cannabis, di fronte alla domanda “Fumo?”, risponde molto spesso “No”, anche se fuma tre pacchetti di sigarette al giorno!

Cambiano le mode e cambiano i significati, tanto che oggi tale differente modo d’intendere il fumare” non riguarda più solo il fumo di tabacco o quello dei “cannabinoidi”, ma ha incominciato a riguardare anche la più recente tra le mode di inalare qualcosa di diverso dall’aria.

  • Sigaretta tradizionale
  • Canna
  • Sigaretta elettronica
  • Sigaretta che non brucia – iQOS

tutte realtà con le quali lo pneumologo è oggi tenuto a fare i conti.

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Fumo di sigaretta e BPCO

Sigaretta Elettronica e iQOS: differenze

Ma che cos’è una sigaretta elettronica?

E che cos’è la brevettata iQOS, la sigaretta che “riscalda, ma non brucia”?

Vediamo di seguito gli strumenti di questo nuovo fumare supposto “meno dannoso, cercando di capire l’attuale stato dell’arte e le conclusioni alle quali il mondo medico e lo specialista pneumologo, in particolare, possono giungere.

La Sigaretta Elettronica (E-Cig)

Corrisponde ad un dispositivo che non produce fumo (il fumo consiste in una dispersione, in un gas, di corpuscoli solidi di dimensioni inferiori al micron, spesso prodotto finale di una reazione chimica o di una combustione) ma vapore, in questo caso da intendersi come vapore acqueo.

Un diverso stato fisico dell’acqua che, portata a temperatura elevata, può presentarsi come nebulizzato inalabile contenente sostanze di diversa natura, in certi casi piacevolmente aromatiche e profumate, tali da stimolarne il consumo.

Nel vapore delle e-cig, a differenza del fumo delle sigarette tradizionali, non sono presenti (per lo meno non in quantità elevate) la maggior parte dei prodotti tossici della combustione, essendo presente, invece, la nicotina, in ragione proporzionale alle diverse concentrazioni presenti nelle cartucce del commercio.

Sigaretta elettronica e vaping

E’ sorto tutto un modo terminologico intorno alla e-cig, che va dai termini “vaping” e “vapers”, “svapo” e “svapatore”, in luogo dei “fumatori” di una volta”.

I consumatori di e-cig, infatti, non fumano: “svapano”!

E termini come aromi, atomizzatori, drip tip, ecc., confermano rituali da addetti ai lavori, riassumendo la ricchezza dell’offerta al consumatore finale di dispositivi dalle mille caratteristiche, in grado di offrire al cliente un prodotto personalizzabile sempre più ricco di proposte.

Addirittura il modo di inalare il fumo può essere diverso e può riassumersi in un “tiro di guancia”, con un’inalazione che, procedendo in tre tempi, prevede

  1. un preliminare riempirsi la bocca di vapore
  2. inalarlo nei polmoni
  3. ed esalarlo a fine “tiro” e che corrisponde alla più classica modalità di aspirazione del fumo della sigaretta tradizionale, o in un “tiro di polmone”, in cui il fumo viene direttamente aspirato nei polmoni con un’inspirazione profonda che non prevede una pausa in bocca, modalità, quest’ultima, più frequente negli svapatori.

iQOS

Nota anche come “sigaretta senza fumo” o “sigaretta che riscalda, ma non brucia”, consiste in un dispositivo ricaricabile che riscalda il tabacco a circa 350 gradi centigradi, temperatura inferiore rispetto ai circa 850 °C della sigaretta tradizionale.

iQOS e Danni alla Salute

Nell’“aerosol” prodotto da queste piccole “penne” nelle quali vengono inseriti filtro e tabacco, oltre alla nicotina, sono state isolate varie sostanze nocive, tra le quali il corpuscolato PM2,5 (facente parte del cosiddetto “black carbon” presente anche nello smog urbano), associato alla presenza di idrocarburi policiclici aromatici cancerogeni, per quanto presenti in quantità molto ridotte rispetto alle quantità presenti nelle sigarette tradizionali (circa la decima parte).

Ciò che invece non lascia tranquilli è il riscontro, anche in questo prodotto, delle aldeidi (formaldeide in particolare), responsabili di molti tumori maligni delle fosse nasali e del faringe.

Oltre a ciò sembrano poi non dissimili da quelli prodotti dai fumi della sigarette tradizionali, tutta quella nutrita serie di danni che trovano come bersaglio le cellule epiteliali di rivestimento delle mucose respiratorie.

Si aggiunga a questo, il riscontro di un aumento di quegli indicatori di infiammazione, spesso anticipatori dello sviluppo di tumori, indipendentemente dal tipo di fumo “alternativo” (sia e-cig, sia iQOS).

Il nuovo Quadro Patologico per gli Svapatori

Un recente studio dal titolo “Pathology of vaping-associated lung injury” (Malattia da danno polmonare associata all’abitudine allo “svapo”), pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, una tra le più autorevoli riviste internazionali di medicina, sembra confermare la comparsa di un nuovo quadro patologico respiratorio che colpisce i polmoni degli “svapatori”, che non corrisponderebbe alla sola supposta “polmonite lipoidea” da accumulo e da danno polmonare secondario alla presenza di sostanze lipidiche (grasse) oleose nei vapori delle e-cig, come in un primo tempo ipotizzato.

Esso corrisponderebbe, invece ad un qualcosa” di nuova comparsa, prima delle e-cig mai riscontrato.

Una sorta di vera e propria patologia emergente da danno polmonare e bronchiale prima mai riscontrata e specificamente correlabile allo svapare, confermata dalle biopsie polmonari praticate nei soggetti colpiti, che consentirebbe di considerare a questo punto tossiche diverse sostanze presenti nei vapori dello “svapo”.

A questo cosiddetto “polmone da svapo” sarebbero da ricondurre i circa 500 casi confermati segnalati tra luglio e settembre di quest’anno (2019) negli Stati Uniti, Paese in cui l’abitudine a svapare colpisce ormai dal 20 al 25% dei minorenni, con circa una decina di decessi.

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Sintomi del “Polmone da Svapo”

I sintomi presentati da questi pazienti, per la maggior parte giovani svapatori di e-cig, consistono in

  • Tosse
  • Dispnea (difficoltà respiratoria)
  • Dolore toracico e febbre
  • oltre ad una sintomatologia gastro-intestinale caratterizzata dalla comparsa di dolore addominale, sensazione di nausea spesso associata a vomito e diarrea.

In alcuni casi questo quadro patologico sembra correlabile anche agli aromi presenti nei vapori prodotti dalle e-cig.

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Una nota di prudenza, tuttavia, è doverosa, in quanto una parte della sintomatologia e dei nuovi quadri patologici polmonari potrebbero essere riferiti non solamente alle dirette conseguenze di sostanze pericolose contenute nel vapore dello svapo, ma altresì sempre più frequente uso che di questi dispositivi molti soggetti incominciano a fare per inalare i vapori di sostanze oleose a base di cannabinoidi (tetraidrocannabinolo).

Diversi lavori pubblicati sull’argomento, in ogni caso, consentivano già prima di quest’ultimo report di confermare nei vapori dello svapo la presenza di sostanze non certamente salutari, tra le quali glicole propilenico, formaldeide e acetaldeide potenzialmente cancerogene.

Inoltre una responsabilità di non poco conto è stata di volta in volta attribuita ai liquidi, agli aromi, a contaminanti di varia natura o ad un eccesso di nicotina “svapata” presente nelle cartucce,

I quadri clinico-radiologici e anatomo-patologici riscontrati in questi pazienti erano molto variabili.

Si andava

  • da quadri caratterizzati da addensamenti polmonari
  • a quadri TAC del torace caratterizzati dalla presenza di lesioni polmonari cosiddette a “ground glass” o a vetro smerigliato
  • fino ad una vera a propria insufficienza respiratoria talmente grave da portare in certi casi al decesso.

In alcuni casi si presentavano quadri di malattia interstiziale polmonare con un lavaggio bronchiolo-alveolare che consentiva di reperire la presenza di macrofagi schiumosi e cellule infiammatorie aspecifiche; in altri, invece, comparivano quadri di alveolite emorragica.

In alcuni casi, ancora, il quadro clinico era quello di una polmonite da ipersensibilità o della bronchiolite.

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Ma se devo dirla tutta, francamente tutto ciò mi fa un po’ sorridere perché, se da un lato gioisco di fronte a certe conferme che ratificano ciò che prima era solo un’ipotesi, rispettoso della scienza e attento come sono, da medico e pneumologo, alla dimostrabilità scientifica delle fonti di malattia e dei meccanismi coinvolti, dall’altro, dal punto di vista della “usabilità” sociale e pratica del dato (per la “gente”), mi chiedo:

“Ma come? Davvero c’era bisogno di sapere, prima di conoscere la temperatura del fulmine ed il meccanismo attraverso il quale una violenta scarica elettrica dal cielo sul corpo danneggia i tessuti dell’organismo fino ad ucciderti, che è meglio non stare esposti ai fulmini durante un temporale?

Solo adesso siamo quindi autorizzati a sconsigliare, specie ai più giovani, di introdurre allegramente nei polmoni ogni sostanza alternativa all’aria pulita, pena il rischio di ammalare?

Conclusione

Per mantenermi, quindi, il più possibile fedele ad una realtà scientifica e comunicativa (di nuovo per la gente) che possa davvero definirsi tale, senza mai negare l’importanza delle conclusioni scientifiche che stanno giungendo, concluderei cercando di fare un esempio che possa meglio spiegare ciò che sento della situazione attuale.

Immaginiamo che ad una popolazione abituata da sempre a suicidarsi con una fucilata (IL FUMO UCCIDE, e lo troviamo scritto su tutti i pacchetti di sigarette!), una nuova proposta commerciale proponga di sostituire tale abitudine “troppo pericolosa” (peraltro ammessa e sfruttata economicamente dallo Stato con il monopolio sulle sigarette!), con un sistema alternativo “meno temibile”.

Intendo

  • una coltellata al fegato
  • una pozione velenosa
  • o una martellata in fronte

che, a differenza della fucilata quasi sempre letale, proponga un rischio di morire “meno probabile” e per questo motivo abbia la pretesa di definirsi “meno pericoloso.

Qualsiasi organismo biologico dotato di una serie di sistemi di protezione in grado di mantenere stabili le sue condizioni interne (si chiama “omeostasi”), tende a vedere come il diavolo ogni oggetto o situazione innaturale che ne mini l’integrità e gli equilibri.

Non serve certamente Einstein per capire che, un apparato respiratorio appositamente costruito nel corso di milioni di anni per introdurre nei polmoni l’aria pura che, respirando, ci consente di vivere, se maltrattato prima o poi presenta il conto.

Non è indispensabile la ricerca scientifica!

Basta il buon senso!

Che non possa “fare bene” introducendo tutta una serie di sostanze alternative all’aria pulita prevista dal sistema per un suo corretto funzionamento, lo capiva anche mia nonna senza essere un ricercatore universitario.

E che ci si affanni per meglio definire quale misteriosa alchimia o quale precisa sostanza sia la vera responsabile dei danni e delle malattie prodotte dall’introduzione nei polmoni di “cose alternative all’aria”, davvero m’incuriosisce.

Sarebbe più sensato che ci si accontentasse di accettare che un qualsiasi comportamento irrispettoso dei meccanismi naturali produce danni, siano essi da “fucilata” o da una “meno pericolosa” coltellata!

E che la si finisse di giocare con i termini e con le interpretazioni creative del cattivo uso della scienza che, se usata male o in modo pretestuoso e inutile, rende possibile giustificare tutto e il contrario di tutto.

Non sempre, in questo senso, una cosa può risultare vera o falsa solo a patto che se ne trovino le prove, mentre ciò che prima di tutto dovrebbe guidarci nella conferma delle nostre intuizioni, non può prescindere dal perseguire anche senza “prove”, il rispetto rigoroso delle nostre integrità fisica e mentale, da vedere come beni assoluti ai quali guardare senza “se” e senza “ma”.

Come una chitarra non è fatta per tagliare l’erba del prato facendola roteare violentemente brandita per il manico, ma è fatta per suonare, così è l’apparato respiratorio.

Creato ad arte da quel sofisticato strumento che ci ha creato e che è l’evoluzione, esso serve a portare ossigeno, e non sostanze alternative ad esso, fino alle cellule del nostro organismo, consentendoci la vita.

Ogni suo uso improprio, ogni sostanza scorretta si voglia introdurre, sia essa fumo, vapore o sostanza volatile, nebulizzato o micronizzato inalabile contenente o meno quote variabili di metalli, di derivati cancerogeni o di sostanze irritanti dotate di proprietà infiammatorie, produce danni, maggiori o minori che siano.

E questo avviene anche senza dover necessariamente giungere ad affibbiare un ben preciso termine (la “patologia”) al meccanismo patologico che produce il “guasto”, come se senza lo stesso non fossimo autorizzati a definire il potere lesivo delle nostre peggiori abitudini.

Il respiro: ragazza che respira aria

Ci basti, per carità, accettare una volta per tutte che nei bronchi e nei polmoni, per stare bene, bisogna introdurre aria!

E non tutta quella serie di infiniti veleni ai quali, per ignoranza o per interesse, tendiamo spesso a non riconoscere, fino a prova contraria, quell’azione lesiva intuibile da subito anche senza tante prove!

Il giorno che finiremo di stupirci delle cose ovvie e, tra queste, anche del fatto che respirando “cose” non previste da madre Natura, prima o poi ci si ammala, riusciremo finalmente a vivere da adulti responsabili, accettando i rischi impliciti nei nostri piaceri, senza mai scordarci di demonizzare NOI, prima del produttore o del commerciante del momento!

Fumo di Sigaretta e BPCO negli uomini

Anche senza giungere a definire con precisione quale, tra le infine sostanze contenute nei vapori e nei fumi velenosi che inaliamo per diletto, sia responsabile dei nostri malanni, educhiamo i giovani al fatto che dietro ad ogni comportamento improprio “più comodo” o “divertente” che sia, rischiamo spesso di trovare la sorpresa.

La realtà sul “Fumo Sano” o “Fumo meno Pericoloso”

Proprio nelle nuove generazioni, infatti, si sta, pericolosamente diffondendo l’idea che sia comparsa sulla scena la possibilità del “fumo sano” o, per lo meno, del “fumo meno pericoloso”.

Inalare alternative all’aria pura, per quanto siano esse definite “più sicure” o “meno dannose”, rappresenta un’abitudine che, così come

  • guidare più comodamente senza cintura
  • cercare sesso più piacevole senza protezione
  • mangiare a dismisura fino a scoppiare per appagare le papille gustative e la ricerca di sazietà e bere o “sballarsi” fino a svenire

rischia di avere un contraltare meno divertente, esponendoci al rischio di farci “vivere peggio”, solo per rincorrere il falso mito di un “vivere meglio” proposto dai rituali “social” di profeti del momento, spesso poco attenti e rispettosi della nostra salute.

 

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Dott Enrico Ballor - Pneumologo Torino

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