Medicina del Respiro
Asma Bronchiale

ASMA DA PELO DEL GATTO (Come Gestirla al Meglio)

In questo articolo, pubblichiamo il testo integrale del video creato dal Dott. Enrico Ballor e pubblicato sul canale YouTube ufficiale di Medicina del Respiro dedicato al tema Asma e Allergia al Pelo del Gatto.

Introduzione

Hai l’asma e sei allergico al gatto? Questo video fa proprio al caso tuo!

Vediamo insieme:

  • Come Nasce l’Allergia al Gatto?
  • Caratteristiche degli Allergeni del Gatto
  • Gatti Anallergici: Esistono?
  • La Diagnosi di Allergia
  • Consigli per Allergici al Pelo del Gatto

con l’aiuto del Dott. Enrico Ballor, Pneumologo a Torino.

ASMA DA PELO DEL GATTO (Come Gestirla al Meglio)

Partiamo dal video ASMA DA PELO DEL GATTO (Come Gestirla al Meglio) per chi se lo fosse perso.

Trascrizione

Beh, direi che tra tutti i casi di asma allergico, quello che compare sia negli adulti che nei bambini come conseguenza di una sensibilizzazione allergica al gatto, rappresenta senza dubbio uno dei più classici.

Vediamo allora alcuni punti importanti da conoscere per gestire nel modo migliore proprio l’asma allergico provocato da questo animale.

Quando si parla genericamente di “allergia al gatto” ci si riferisce a quelle particolari manifestazioni allergiche che il paziente può manifestare ogni qualvolta entra in contatto con l’allergene del gatto, quindi non solo l’asma ma anche la rinite allergica, e perché no? anche una laringite allergica al gatto con colpi di tosse e alterazione del timbro della voce che si modifica, voce che diventa più roca, Ok?

Una congiuntivite con lacrimazione, tutte queste situazioni, anche non presenti contemporaneamente nello stesso paziente, possono essere la conseguenza di un’allergia al gatto, cioè dell’incontro tra il paziente e gli allergeni del gatto presenti nell’ambiente.

Attenzione che qualche volta anche solo la presenza di una tosse secca, estremamente secca, irritativa e fastidiosa, che compaia quando si è in un ambiente chiuso e che non si giustifichi con un episodio infettivo acuto delle vie aeree, magari virale, da virus, anche per una sua particolare persistenza nel tempo, potrebbe essere l’unica manifestazione clinica di una possibile allergia al gatto senza che questa necessariamente debba dare luogo a crisi asmatiche importanti con i classici quattro sintomi dell’asma che sono

  • la tosse
  • la dispnea, cioè la difficoltà a respirare
  • un sibilo espiratorio, cioè un fischietto che compare quando l’aria asce dalla bocca e con un particolare senso di oppressione al petto.

Qualche volta non sono solo i sintomi respiratori, nasali o bronchiali, a rappresentare la conseguenza di un’allergia al gatto, ci sono dei pazienti allergici al gatto che possono qualche volta avere anche solo un prurito fastidioso della pelle quando entrano in contatto con il gatto, ad esempio quando vengono leccati sulla pelle o quando vengono graffiati.

Come Nasce l’Allergia al Gatto?

Bene, ma come nasce l’allergia al gatto?

Non si può essere allergici al gatto se non si è mai avuto in precedenza un contatto diretto col gatto, e spesso questo contatto dev’essere anche abbastanza prolungato nel tempo,. cioè se non abbiamo mai visto nella vita un gatto non possiamo essere allergici! E’ chiaro?

Questo per chiarire bene la falsità di affermazioni del tipo “Dottore, io il gatto in casa ce l’ho da sempre e quindi non posso essere allergica al gatto!” Perfetto! proprio perché il gatto ce l’hai in casa da sempre potresti esserti sensibilizzata e adesso incominci a manifestare i sintomi dell’allergia! D’accordo?

Allora, La presenza di allergeni del gatto, presenti nell’ambiente, determina, NON IN TUTTI! ma solo nei soggetti ATOPICI, e ricordo come l’atopia rappresenti la predisposizione genetica a manifestare nella vita problemi allergici di varia natura, dicevo determina nel corso del cosiddetto PERIODO DI SENSIBILIZZAZIONE, cioè di un periodo di esposizione continuata all’allergene, appunto magari avere il gatto in casa per qualche mese o per anni! determina la produzione di immunoglobuline (anticorpi) di classe “E”, le cosiddette IgE note anche con il termine di “reagine”, e sono proprio questi anticorpi che diventano poi responsabili delle varie manifestazioni cliniche di cui ho parlato prima, asma, rinite, congiuntivite, prurito cutaneo, ecc. Quando? Tutte le volte che il paziente, ormai sensibilizzato e reso “allergico”, giunga poi a contatto con i diversi allergeni prodotti dal gatto e presenti nella sua saliva e nelle secrezioni sebacee, specie di quelle della regione anale, allergeni depositati anche sul pelo come conseguenza del leccarsi dell’animale.

Direi che proprio per questo ha poco senso parlare di allergia al “pelo” del gatto, in quanto i peli dell’animale diventano semplicemente veicolo di allergeni prodotti dall’animale in altra sede, ghiandole salivari e ghiandole sebacee, d’accordo? Bene!

E bisogna anche tener conto del fatto che gli asmatici allergici al gatto possono non rispondere con la stessa intensità, cioè con la stessa gravità delle crisi asmatiche, quando sono in presenza di gatti di razza diversa.

Caratteristiche degli Allergeni del Gatto

E’ anche importante a questo punto ricordare alcune caratteristiche chimico-biologiche dei diversi allergeni del gatto, perché aiutano a capire alcuni comportamenti dell’allergia al gatto che diversamente sarebbero difficilmente comprensibili.

Tra queste caratteristiche c’è la particolare tendenza di alcuni allergeni ad aderire al vestiario e a certe superfici più ruvide e irregolari, e questo giustifica sicuramente la possibilità di trovarli anche in ambienti nei quali il gatto non abbia mai soggiornato, d’accordo?

Questo può rappresentare un rischio per i soggetti allergici, proprio perché non si aspettano magari di incontrare in un luogo apparentemente “pulito” gli allergeni dell’animale.

E oltre a questo bisogna anche ricordare che gli allergeni del gatto sono in grado di aderire saldamente anche ai capelli delle persone, soggetti che in questo modo, pur non essendo dei “gatti”, diventano a loro volta involontariamente un veicolo in grado di trasferire ai soggetti allergici e asmatici gli allergeni dell’animale.

E si ricordi anche che, per quanto i gatti sottoposti a castrazione e le femmine producano una minor quantità di allergene felino rispetto a quella prodotta dai maschi fertili, questa quantità è ancora più che sufficiente a determinare reazioni allergiche anche serie nei soggetti sensibilizzati.

Gatti Anallergici: Esistono?

A questo punto facciamo che parlare subito dei cosiddetti GATTI ANALLERGICI o ANALLERGENICI!

I gatti sicuramente NON allergenici NON ESISTONO! cioè! esistono alcune razze feline che possono sicuramente essere un po’ meno allergizzanti rispetto al classico gatto soriano, il gatto comune che tutti conosciamo, OK? cioè esistono gatti IPOALLERGENICI, cioè meno allergizzanti, ma ANALLERGENICI è un’altra cosa! ANALLERGENICI vuol dire che sono assolutamente non allergenici! e quelli, insisto, NON ESISTONO! Concluso l’argomento.

In più ogni paziente può avere una sensibilità maggiore o minore rispetto ad altri, quindi magari qualcuno, asmatico e allergico al gatto, con un gatto ipoallergenico va meglio, e non ha l’asma, ma non è detto con certezza! Si può fare un tentativo, OK? un caso è diverso dall’altro! Gatto Balinese, il Blu di Russia, il gatto Bengala, il Giavanese, il Devon Rex e il gatto Orientale, il Cornish Rex, il Siberiano, cosa c’è ancora, a si! il gatto Sphynx, l’Ocicat e il Colorpoint, forse davvero i meno allergenici, ce ne sono altri, ne ho citati alcuni ma non tutti, solo tentativi, forse un po’ meno allergizzanti, ma nessuna certezza! OK? Bene! Attenzione a un’altra cosa! Come già dicevo prima, la grande adesività degli allergeni del gatto, i principali allergeni del gatto sono le proteine Fel d1 e Fel d4, che sono le vere sostanze allergizzanti prodotte dal gatto, giustifica la persistenza di questi allergeni nell’ambiente anche per anni dopo che il gatto in casa non c’è più! d’accordo? e questo rappresenta un notevole rischio per i soggetti affetti da asma allergico. Inoltre la possibilità di trovare praticamente ovunque gli allergeni del gatto, anche in ambienti in cui il gatto non sia mai stato presente, è facilitata da una dispersione dei suoi allergeni che è favorita proprio dalle piccolissime dimensioni. Quindi non si dimentichi mai che, specie quando ci si trovi in ambienti nuovi, ad esempio in occasione dell’occupazione di una casa o di una stanza d’albergo per un periodo di vacanza, non esiste mai la certezza che in quell’ambiente non siano presenti allergeni del gatto lasciati magari da passaggi precedenti! D’accordo? E veniamo a una cosa curiosa e interessante da conoscere, e cioè, per quanto possa sembrare strano, se è presente un gatto nella casa dove vive un bimbo fin dalla sua nascita e per un periodo di almeno 2-3 anni, è meno facile che il bambino presenterà poi allergia o asma legate al gatto! proprio così, si realizza una sorta di vera e propria tolleranza al gatto da parte del bimbo favorita proprio dalla condivisione precoce degli spazi abitativi. Quindi, sempre che in casa non siano presenti genitori fumatori, che con un’infiammazione attiva delle vie aeree del bambino rischiano di complicare la situazione respiratoria del proprio figlio, la presenza in casa di un gatto fin dalla più tenera età del bimbo, potrebbe costituire un vero e proprio “fattore protettivo”, OK? in grado di ridurre il rischio di manifestare poi nel tempo un asma allergico o anche un’allergia respiratoria non asmatica da allergeni del gatto.

La Diagnosi di Allergia

Veniamo alla diagnosi.

Da un punto di vista diagnostico, è quasi costante, in chi è allergico, la comparsa di un pomfo pruriginoso in corrispondenza dell’allergene posto sulla cute nel corso del PRICK TEST, il test allergometrico cutaneo cosiddetto “in vivo”, cioè non con il prelievo di sangue. Attenzione però che in presenza di un elevato sospetto di allergia al gatto, qualora il PRICK TEST fosse negativo, consiglio sempre in ogni caso di eseguire anche il test “in vitro”… cioè quello che si fa con il prelievo di sangue, RAST IgE, per andare alla ricerca delle cosiddette IgE-specifiche anti-allergeni del gatto, anticorpi sensibilizzanti al gatto che sono presenti in circolo negli allergici. Ora, per quanto limitare l’esposizione al gatto rappresenti sicuramente la misura più efficace per controllare la maggior parte dei sintomi asmatici nei soggetti allergici, OK? ecco, tuttavia è possibile procedere anche con accorgimenti alternativi che, e questo vale in modo particolare proprio quando non ci si voglia sbarazzare dell’animale, dicevo che consentono perlomeno di limitare i sintomi.

Consigli per Allergici al Pelo del Gatto

Tra questi “buoni trucchi” c’è ad esempio lavare a fondo il gatto almeno una volta la settimana, spazzolando bene il pelo, ovviamente, inutile dirlo, questa operazione non dev’essere svolta dalla persona allergica! Chiaro? Perfetto! Questo per eliminare la maggior parte degli allergeni presenti sui peli e comunque per ridurre la quantità di peli dispersi in casa.

Badare anche sempre molto bene a una corretta igiene della casa, utilizzando ad esempio un aspirapolvere dotato di un sacchetto antiacaro, questo per ridurre la volatilizzazione degli allergeni aspirati, e applicare anche, tutto l’insieme dei consigli di cui ho già parlato in un altro VIDEO che ho postato in questo canale, tutti consigli che si riferivano al controllo dell’ambiente nel caso in cui il paziente fosse allergico agli acari della polvere di casa, e nel caso del gatto proprio il “100 gradi” può essere determinante per la distruzione degli allergeni! per, come si dice, per denaturarli, nel fargli perdere la capacità allergizzante, d’accordo?

Attenzione che è anche possibile abbassare la carica allergenica ambientale, cioè la quantità totale di allergeni che volano per casa, proprio attraverso l’impiego di apparecchi filtranti purificatori dell’aria ambiente, filtri HEPA per lo meno 13 – 14, è il potere filtrante del filtro , dispositivi filtranti da scegliere naturalmente prestando attenzione ai volumi delle stanze da trattare, alla rumorosità degli apparecchi, e anche ai consumi elettrici degli stessi dispositivi, ce ne sono in commercio di vario tipo e di vari prezzi. Importantissimo!

Evitare che l’animale possa girare indisturbato per tutta la casa! e limitare la possibilità di movimento del gatto a un solo ambiente, perché ovviamente in questo modo si limita la diffusione e la dispersione degli allergeni in tutta la casa!., meglio ancora sarebbe tenere il gatto all’esterno, certo bisogna avere un giardino, e quand’anche fosse consentita al gatto la permanenza in casa, evitare in modo assoluto che il gatto possa passeggiare indisturbato per la camera da letto o, peggio ancora, sul letto! dove magari pure ci si corica!

E lo stesso vale per la macchina! OK? l’abitacolo della macchina spesso diventa uno dei peggiori ricettacoli di allergeni del gatto, in più diventa poi molto più difficile da ripulire, con tutte le conseguenze del caso! Altro consiglio amichevole, lavarsi sempre molto bene le mani dopo aver toccato il gatto! OK? evitando caldamente di portarsi le mani agli occhi e alla bocca! D’accordo? sembra banale ma non lo è!

Ricordarsi poi sempre molto bene che il trattamento di un asma allergico al gatto va sempre concordato con lo specialista, lo pneumologo e l’allergologo sono per definizione le due figure professionali con la maggiore esperienza e sono in grado di cogliere le infinite sfumature relative agli aspetti respiratori e allergologici del problema, ma non solo!

Direi che sono tutt’altro che insignificanti le conseguenze emotive e sentimentali che in un bimbo o in un adulto allergico al gatto si accompagnano all’eventuale necessità di dover scegliere tra il gatto e l’asma, d’accordo?

Quindi bisogna pensarci bene prima di prendere una decisione, dipende spesso anche dalla gravità dell’asma o dall’intensità delle manifestazioni allergiche, e da tanti altri fattori da definire bene con lo specialista!

Spesso, infatti, il problema non è da porre in questi termini, perché una buona valutazione generale della malattia asmatica e delle sue implicazioni psicologiche può consentire di non dover necessariamente rinunciare all’animale o alla salute.

Quindi, non solo farmaci, per quanto cortisonici, antistaminici, cromoni e broncodilatatori possano trovare impiego spesso indispensabile nel trattamento di questa patologia respiratoria, ma direi una gestione ben integrata di aspetti che affrontino “a tutto tondo” le tante intimità emotive della persona e l’ambiente in cui il paziente vive. E certamente anche la terapia con i vaccini, quelli per uso sub-linguale, può sicuramente rappresentare una misura da valutare, specie per chi insista nel rifiutare di perdere la compagnia del proprio amico.

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